HORIZON: AN AMERICAN SAGA La seconda parte non uscirà al cinema nel mese di agosto  —  CINÉ 2024 2 – 5 Luglio 2024 - le Giornate Professionali di Cinema di Riccione

BERLINALE 2024

Il verdetto della giuria

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Si conclude la Berlinale 2024 con la serata di premiazione. Ho fatto una toccata e fuga al Festival, quindi impossibile fare un bilancio preciso della manifestazione, anche se ho visto alcuni dei premiati. Come spesso accade, i premi sembrano figli di equilibri sottili, succede quando si devono mettere d’accordo le motivazioni e il sentire non di una moltitudine, ma di un gruppo ristretto di artisti, ognuno con il proprio sentire e il proprio bagaglio di esperienze. Inutile quindi criticare un verdetto che premia legittimamente ciò che vuole, perché tutti i film, essendo stati selezionati, hanno medesimo diritto di essere riconosciuti. In generale, e lo dimostrano anche i voti della stampa internazionale, nessun film ha davvero svettato in un programma, come spesso accade a Berlino, più interessante e importante per le tematiche sociali e politiche che mette in scena che per lo sguardo cinematografico con cui vengono affrontate.

Il massimo riconoscimento al documentario Dahomey di Mati Diop è quindi il perfetto compendio, mostra le ferite del colonialismo nel mondo, ieri come oggi, e pur non prenotandosi un posto nella memoria svolge egregiamente il suo compito di emblema di una manifestazione più che mai ancorata al presente e alle sue storture.

Meno comprensibili i premi a L’empire di Bruno Dumont, voto anche tra i più bassi della stampa internazionale (1,8 su 4), e pare troppo anche l’ennesimo riconoscimento al regista coreano Hong Sangsoo, per la quarta volta in concorso alla Berlinale, questa volta con A Traveler’s Needs, da cui è sempre uscito con qualche Orso.

La decisione di dare un unico premio agli interpreti, indipendentemente dal genere di appartenenza, limita inevitabilmente il palmares che sceglie comunque l’equilibrio tra protagonista (il bravo Sebastian Stan in A Different Man) e non protagonista (Emily Watson per il film di apertura Small Things Like These che, stando a quel che mi dicono, è bravissima e fa concorrenza per cattiveria alla suora di The Nun)

Uno dei film di cui si è maggiormente parlato – con il voto più alto della stampa internazionale (3,1 su 4 come The Devil’s Bath) – l’iraniano My Favourite Cake, della coppia di registi Maryam Moghaddam e Behtash Sanaeeha, vince il premio ecumenico e quello Fipresci.

Italia a bocca asciutta, del resto né Another End di Piero Messina, né Gloria di Margherita Vicario, i due film italiani ammessi al Concorso, hanno particolarmente colpito.

Ma ecco tutti i premi attribuiti dalla giuria capitanata da Lupita Nyong’o e composta da Brady Corbet, Ann Hui, Christian Petzold, Albert Serra, Jasmine Trinca e Oksana Zabuzhko:

Orso d’Oro Miglior Film: Dahomey di Mati Diop

Orso d’Argento Gran Premio della giuria: A Traveler’s Needs di Hong Sangsoo

Orso d’Argento Premio della giuria: The empire di Bruno Dumont

Orso d’Argento Miglior regia: Nelson Carlos De Los Santos Arias per Pepe

Orso d’Argento Miglior interpretazione: Sebastian Stan per A Different Man

Orso d’Argento Miglior interpretazione non protagonista: Emily Watson per Small Things Like These

Orso d’Argento Miglior sceneggiatura: Sterben di Matthias Glasner

Orso d’Argento Miglior contributo artistico: Martin Gschlacht per The Devil’s Bath di Veronika Franz e Severin Fiala

La foto di copertina è ©Copyright 2024 The Associated Press. All rights reserved

Elenco film recensiti:

A DIFFERENT MAN (Concorso)

ANOTHER END (Concorso)

HORS DU TEMPS (Concorso)

ARCHITECTON (Concorso)

LOVE LIES BLEEDING (Berlinale Special Gala)

SASQUATCH SUNSET (Berlinale Special)

ALL SHALL BE WELL (Panorama)

BRIEF HISTORY OF A FAMILY (Panorama)

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