BERLINALE 2026: IL VERDETTO DELLA GIURIA

Tutti i premiati del festival berlinese

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Si è conclusa una Berlinale abbastanza tormentata, con una selezione, per quello che ho potuto constatare in quattro intense giornate, ricca di spunti ma non memorabile, specchio di tempi complicati, in cui tutto viene estremizzato e diventa oggetto di polemica e dove a un artista non si chiede più solo di presentare la sua opera e con essa parlare al mondo, ma anche di schierarsi politicamente e fare dichiarazioni pro o contro. Un modo per semplificare la complessità e creare virgolettati da dare in pasto a un pubblico affamato di etichette da appioppare che non fa buon giornalismo ma solo sensazione. Come al solito è l’urlo a esigere attenzione, si chiede la pace ma si vuole sempre la testa di qualcuno.

La Berlinale sembra risentire anche di una situazione economica globale complessa, dove tutto costa sempre di più, il glamour è diventato un’esigenza (altrimenti dei festival non se ne parla) e trovare sponsor, soprattutto mantenerli, è sempre più difficile.

In questo contesto davvero difficile la direttrice Tricia Tuttle è stata molto brava a tenere sotto controllo la manifestazione, soprattutto a fare in modo che tutto scorresse senza intoppi, ogni artista riuscisse a trovare il proprio spazio per esprimersi attraverso il proprio film e pubblico e addetti ai lavori fossero in grado di seguire le proiezioni disseminate in vari cinema della grande città senza particolari intoppi.

A vincere il premio più ambito è stato Yellow Letters di İlker Çatak, coproduzione tra Germania, Francia e Turchia del regista tedesco dell’apprezzato La sala professori. Stando solo qualche giorno non sono riuscito a intercettarlo (non vedo l’ora di vederlo) e tra i premi attribuiti quello che mi trova più concorde è l’Orso d’Argento per la Miglior Performance a Sandra Hüller per il rigoroso Rose, perché l’attrice tedesca è davvero bravissima.

La direttrice Tricia Tuttle ha trovato le parole giuste per riassumere questa edizione:

“Questa Berlinale si è svolta in un mondo che sembra crudo e frammentato. Molti di noi sono arrivati ​​portando con sé dolore, rabbia e urgenza per ciò che sta accadendo ben oltre le mura di questo cinema. Questi sentimenti sono reali. Appartengono alla nostra comunità. Li sentiamo. Quest’anno siamo stati anche pubblicamente sfidati. Questo deriva dall’essere un’istituzione culturale visibile in un momento di polarizzazione. La critica fa parte della democrazia. Così come il disaccordo. Rispettiamo le persone che esprimono la propria opinione, anche quando non siamo d’accordo con ogni affermazione che viene fatta su di noi. Di questo sono orgogliosa. In questi dieci giorni, la Berlinale è rimasta ciò per cui è stata fondata. Un luogo dove le persone si riuniscono in pubblico, dove tutti sono benvenuti, al di là delle differenze, per sedersi insieme al buio e guardare il mondo attraverso gli occhi degli altri. La libera espressione alla Berlinale non è una voce sola. È una voce composta da tante voci. A volte calme. A volte arrabbiate. A volte sembrano silenziose, ma parlano attraverso il cinema. Queste voci possono essere contraddittorie. Un festival non risolve i conflitti mondiali. Ma può creare spazio per la complessità, l’ascolto e l’umanizzazione reciproca”.

Ma ora veniamo ai premi principali attribuiti dalla giuria presieduta da Wim Wenders e comprendente gli artisti internazionali Min Bahadur Bham (regista e produttore nepalese), Bae Doona (attrice sudcoreana), Shivendra Singh Dungarpur (regista, produttore, archivista e restauratore indiano), Reinaldo Marcus Green (regista, sceneggiatore e produttore statunitense), Hikari (regista e sceneggiatrice giapponese) ed Ewa Puszczyńska (produttrice polacca):

Orso d’Oro al Miglior Film
Gelbe Briefe (Yellow Letters)
di İlker Çatak

Orso d’Argento – Grand Jury Prize
Kurtuluş (Salvation)
di Emin Alper

Orso d’Argento – Premio della Giuria
Queen at Sea
di Lance Hammer

Orso d’Argento per il Miglior Regista
Grant Gee
per Everybody Digs Bill Evans

Orso d’Argento per la Miglior Performance
Sandra Hüller
per Rose di Markus Schleinzer

Orso d’Argento per la Miglior Performance da Non Protagonista
Anna Calder-Marshall & Tom Courtenay
per Queen at Sea (di Lance Hammer)

Orso d’Argento per la Miglior Sceneggiatura
Geneviève Dulude-de Celles
per Nina Roza

Orso d’Argento per il Contributo artistico eccezionale
Yo (Love is a Rebellious Bird)
di Anna Fitch e Banker White

La foto di copertina è tratta dal vincitore dell’Orso d’Oro YELLOW LETTERS.

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