di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 6.5di Grant Gee con Anders Danielsen Lie, Bill Pullman, Laurie Metcalf
Irlanda / Regno Unito – 2026
È uno di quei classici film di cui si dice “bella fotografia”, perché la forma, accattivante, sembra avere la meglio sulla sostanza. Non a caso il regista Grant Gee è un apprezzato documentarista e direttore della fotografia. Quello che mette in scena non è un biopic di Billy Evans, celeberrimo pianista jazz (l’album “Kind of Blue” lo abbiamo tutti sentito nominare), ma la storia del superamento della sua profonda crisi dopo la morte del bassista con cui formava un affiatato trio. L’andamento non è lineare ma segue il flusso di coscienza del protagonista proponendo rapidi flash della sua storia, dal rapporto con il meno talentuoso fratello Harry a quello con l’amata ma pericolosamente tossica fidanzata Ellaine, entrambi morti suicidi, fino al periodo di riabilitazione trascorso con i genitori in Florida, interpretati da un redivivo Bill Pullman e dalla sempre straordinaria Laurie Metcalf (fu candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista per Lady Bird ma tutti quelli che hanno visto The Big Bang Theory la ricordano come burbera mamma di Sheldon). Il film scorre piacevole – la fotografia di cui si diceva è meravigliosa, gli incastri di montaggio scivolano fluidi – ma anche un po’ noiosetto, perché il percorso autodistruttivo del protagonista è uguale a mille altri e la forma suadente lo rende solo più bello da vedere ma non cosi interessante. Bellissimi invece i titoli di testa, quasi un cortometraggio a sé stante, in cui attraverso solo immagini e musica si impostano in modo incisivo le premesse del racconto. Alla Berlinale 2026, dove era in concorso, Grant Lee ha vinto l’Orso d’Argento come Miglior Regista.
