IN A WHISPER

In Concorso alla Berlinale 2026

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 6.5

di Leyla Bouzid con Eya Bouteraa, Hiam Abbass, Marion Barbeau, Feriel Chamari

Francia, Tunisia 2026 – durata 113′

Il film della regista tunisina Leyla Bouzid parte da una tesi: mettere in discussione la discriminazione della comunità LGBT nel suo paese. La legislazione tunisina, infatti, ancora oggi criminalizza i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso. Siamo quindi dalle parti di un cinema “necessario”, con tutte le conseguenze che questa etichetta il più delle volte (e questa è una di quelle) comporta: la priorità, su tutto, di cose giustissime e importanti da dire. La storia ruota intorno a una ragazza felicemente fidanzata con una donna in Francia, dove si è trasferita, ha studiato e lavora, che torna al suo paese di origine, in Tunisia, per il funerale dello zio (omosessuale), morto in circostanze non del tutto chiare. Nessuno in famiglia sa della sua omosessualità, o, meglio, molti sanno o ipotizzano ma fingono di non sapere, ne parlano “a voce bassa” come suggerisce il titolo. La riunione familiare sarà l’occasione per fare emergere molte verità. La regista mescola le carte per rendere accidentato, quindi problematico, il percorso, e in parte ci riesce, soprattutto disperdendo un po’ l’interesse (c’è anche un abbozzo di detection) e grazie alla caratterizzazione conflittuale della protagonista, straniera nella sua terra da cui è dovuta fuggire per realizzarsi ma di cui ha interiorizzato le contraddizioni (il tentativo di corruzione di un poliziotto è esemplare in tal senso). Resta comunque centrale il coming out della protagonista e il suo rapporto conflittuale con la figura materna (interpretata dalla carismatica attrice palestinese Hiam Abbas) e in entrambi i casi si percorrono strade narrative ampiamente rodate. Un po’ didascalici i simbolismi che accompagnano il percorso, dalla finestra della camera da letto coperta da foglie che tolgono la luce e che madre e figlia puliscono insieme, alla ritrovata libertà del passerotto entrato in casa e in grado di uscire solo grazie alla collaborazione, ancora una volta, tra madre e figlia. Nel complesso un’opera onesta nei contenuti che vuole veicolare ma per molti aspetti già vista e interessante soprattutto per il contesto geografico e sociale in cui è ambientata.

Le foto sono state scattate alla Berlinale 2026 da Luca Baroncini

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