di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 5.5Titolo originale: Rosebush Pruning
di Karim Aïnouz con Callum Turner, Jamie Bell, Tracy Letts, Elle Fanning, Lukas Gage, Riley Keough, Pamela Anderson, , Elena Anaya
Italia, Germania, Spagna, Regno Unito 2026 – durata 94′



Il regista brasilianoKarim Aïnouz (suo il meraviglioso La vita invisibile di Eurídice Gusmão ma anche il più incolore L’ultima regina – Firebrand) si assume un compito non facile: rifare un’opera imprescindibile come I pugni in tasca, film celeberrimo diventato punto di rottura, soprattutto di riferimento, per tutti i malesseri delle famiglie borghesi degli ultimi sessant’anni, compleanno che l’opera di Marco Bellocchio ha festeggiato proprio l’anno scorso. Per attualizzarlo viene chiamato Euthymīs Filippou, sceneggiatore di fiducia di Yorgos Lanthimos, che trova pane per i suoi denti. La famiglia che mette in scena ha infatti più di un’affinità con la tossicità estrema di quella di Dogtooth del regista greco. Ma cosa significa mettere in scena, oggi, un film che nel 1965 massacrava la famiglia borghese, covo di relazioni malsane, disagio esistenziale e rabbia inespressa (quella dei pugni che restano, appunto, chiusi in tasca)? La borghesia diventa il mondo griffato e sfacciato dei super ricchi, tutto loghi in evidenza e lusso sfrenato, ma le dinamiche interne restano permeate dallo stesso male di vivere. Lo sceneggiatore rimescola un po’ le carte cambiando alcuni aspetti, il più determinante è quello di attribuire la cecità non alla madre ma al padre, modifica che consente di mettere alla berlina la famiglia patriarcale. I molti vizi e le nessune virtù degli altri sono rimescolati e aggiornati ai tempi ma non cambiano la sostanza. Assistiamo infatti nuovamente al progressivo disfacimento dell’istituzione familiare e all’impossibilità di trovare un proprio posto nel mondo per chi non è stato in grado di tagliare i legami rendendosi emotivamente autonomo(la “potatura del roseto” suggerita dal titolo originale “rosebush pruning”). L’estremizzazione grottesca operata da Aïnouz non aggiunge molto alle innumerevoli famiglie tossiche che l’hanno preceduta, tra l’altro con il rischio di celebrare, attraverso quel lusso costantemente parodiato, ma esibito, ciò che vorrebbe criticare. Persa ogni carica eversiva il gioco al massacro esaurisce la sua ragione di essere e diventa una gratuita accumulazione di perversioni che non hanno un ’68 alle porte per prenotarsi un posto nella memoria. Dovevano fare parte del cast Kristen Stewart e Josh O’Connor, sostituiti, per concomitanza con altri impegni, con i somiglianti Riley Keough e Callum Turner.









Le foto sono di Luca Baroncini
