di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 5di Takeuchi Hideki con Abe Sadawo, Ashida Mana, Nagano Mei, Satoh Takeru
Giappone 2024 – durata 110’

Come già il precedente Thermae Romae, dello stesso regista Takeuchi Hideki, anche questo Cells at Work troverà estimatori, perché osa. Si assiste infatti a una sorta di versione shakerata, pop e trash di Viaggio allucinante, il classico degli anni ’60 di Richard Fleischer che vinse l’Oscar per scenografie ed effetti speciali, con la differenza che non sono gli umani a entrare nel corpo di una persona, ma sono le cellule a essere antropomorfizzate, cioè a essere rappresentate come se fossero umani in carne ed ossa. E sono proprio le cellule a essere protagoniste: globuli rossi e globuli bianchi devono imparare a collaborare per combattere batteri e virus e permettere all’organismo di funzionare a dovere restando in salute. L’origine è il manga di Shimizu Akane che esplora i meccanismi del corpo umano e il film è un incessante, urlatissimo, interminabile, scontro tra parti del corpo mostrate come se fossero le attrazioni di un parco a tema, con costumi, scenografie ed effetti speciali all’insegna dell’accumulo sgangherato e del kitsch. C’è anche una storia “esterna”, quella di chi quel corpo lo abita ed è una ragazza ammalata di leucemia, con tutta la discutibile retorica dei cancer movie che vogliono la guarigione dovuta soprattutto alla forza di volontà. Se nella prima parte si cerca di far ridere sguaiatamente, nella seconda si vorrebbe far piangere, ma nessuna delle due trova il giusto equilibrio per centrare il bersaglio. Davvero difficile appassionarsi al baraccone trash giocosamente, a tratti anche gioiosamente, allestito, perché pare più una riunione di cosplayer esagitati farcita di spiegazioni biologiche che un film. In Giappone è stato un successo commerciale, uscito a ridosso del Natale del 2024 ha incassato quasi 40 milioni di dollari.

Due cosplayer presenti alla proiezione al Teatro Nuovo Giovanni da Udine (foto di Luca Baroncini)
