DEEP QUIET ROOM

Riuscito approfondimento di un disagio

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

Regia: Shen Ko-shang
Interpreti: Joseph Chang, Ariel Lin, King Shih-chieh, Umin Boya, Ding Ning
Paese: Taiwan
Anno: 2026
Durata: 108 minuti

Il regista taiwanese Shen Ko-shang è un affermato documentarista al debutto nella fiction. Il soggetto del film, incentrato sull’elaborazione di un lutto che porta alla scoperta di traumi derivanti da abusi, era inizialmente previsto per un documentario, ma per tutelare le persone coinvolte dalle verità emerse in fase di realizzazione il regista ha optato per un racconto di finzione. L’incipit mostra subito come nella visione del regista siano le immagini, piuttosto che le parole, a parlare: un uomo e una donna in una biblioteca si corteggiano attraverso il suono della penna sui fogli su cui stanno scrivendo, capiamo subito la loro sintonia, fuori campo sentiamo voci festanti a un matrimonio e un’ardita ellissi ci catapulta in un grigio presente in cui quelle grida di gioia si sono tramutate in silenzi e incomprensioni. È un bellissimo ed elegante inizio che mostra una cifra stilistica indirizzata alla sintesi e che lascia spazio all’intuizione dello spettatore. Con frequenti santi temporali entriamo così a piccoli passi nella vicenda di un uomo che resta vedovo dopo che la moglie, durante una gravidanza di cui non era convinta, si è suicidata. L’uomo non solo si ritrova a vivere un indicibile dolore, ma a doversi occupare anche del suocero, rimasto all’improvviso senza punti di appoggio, e della sorella, con problemi psichici, della defunta. Una situazione di grande disagio su cui aleggiano gli inevitabili interrogativi derivanti da un lutto così improvviso e devastante. Cosa ha portato la moglie a un punto di non ritorno? Lui avrebbe potuto fare qualcosa in più? Cosa gli è sfuggito insieme a un quotidiano che stava andando alla deriva e in cui gli sembra di avere fatto di tutto per supportare la moglie? Con un andamento da thriller soffuso l’indagine ripercorre le tappe del passato che hanno portato la moglie alla sua decisione irrevocabile e, nonostante lo spettatore arrivi prima del protagonista alle logiche deduzioni, la progressione, delicata e non sensazionalistica, coinvolge e destabilizza. La situazione mostrata è infatti così angosciante che non si può non provare empatia per il protagonista e il suo strazio. Peccato per il finale sospeso, ma è uno di quei casi in cui il viaggio è più importante del punto di arrivo.

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