di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 5.5Regia: Tam Wai-ching
Interpreti: Fish Liew, Carlos Chan, Alice Lau, Kate Yeung
Paese: Hong Kong
Anno: 2025
Durata: 106 minuti


La sessualità delle persone disabili è un tema forte e sottovalutato e in un contesto conservatore come quello di Hong Kong diventa ancora più interessante. Parte bene il film di Tam Wai-ching, perché dà voce al sentire di una ragazza disabile, un’artista visiva affetta da paralisi cerebrale, in contatto con il suo corpo e i suoi desideri, che raggiunti i 30 anni di età vuole sperimentare il sesso per la prima volta. Per farlo ricorre a un gruppo di volontari non riconosciuti dal governo che si prestano alla causa. Ricordate Helen Hunt assistente sessuale in The Sessions? Ecco, qualcosa di simile, ma in un contesto diversissimo, lontano da ogni complicità istituzionale. Nell’iter sono previsti al massimo tre incontri e fino ai primi due la regista riesce a comunicare con efficacia il disagio della protagonista, le sue resistenze, il desiderio, la determinazione, le progressive conquiste. Nel momento in cui, però, lascia spazio al vissuto del volontario, il film sbanda, accumulando linee narrative molto meno interessanti e pure depistanti. Il ragazzo aveva infatti una sorella disabile e il suo cercare nella protagonista un’espiazione del suo senso di colpa per non averla potuta salvare finisce per confondere inutilmente le acque, intorbidendo un sentire che poi non viene davvero sviscerato. Convince poco anche la conclusione che assume i toni di una invettiva contro stereotipi e insensibilità ma pare buttato un po’ lì, perché era importante dirlo. Tutto giusto e condivisibile, ma mostrato più come una tesi da esporre che come l’evolversi di un racconto che induce al ragionamento. Molto brava la protagonista Fish Liew, pluripremiata nei festival orientali per la sua interpretazione, che ho pensato per tutto il film fosse una vera disabile (un po’ come il Leonardo DiCaprio di Buon compleanno Mr. Grape).


