di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7di Park Ri-woong con Yoon Joo-sang, Yang Hee-gyeong, Park Jong-hwan
Corea del Sud 2024

Ci sono film molto radicati nel territorio del paese che li produce e realizza. È il caso di The Land of Morning Calm, non così immediato da fruire per uno spettatore occidentale che può trovarsi confuso nel capire i conflitti sociali messi in scena. L’ambientazione è in un villaggio di pescatori della Corea del Sud. I motivi di scontento del microcosmo che lo abita sono molteplici: la sempre minore gratificazione economica generata dal commercio di pesce, l’invecchiamento della popolazione in assenza di ricambio generazionale, ma anche aspetti più sottili, come le difficoltà di integrazione per chi è straniero, in particolare le giovani donne arrivate da fuori per combinare matrimoni con giovani del posto con il fine di ripopolare le zone rurali. Un occhio ester(n)o, che non ha dimestichezza con le lingue orientali, fatica quindi a riconoscere chi è coreano e chi invece vietnamita e tutte le dinamiche e i conflitti sottesi. Una volta presa confidenza con le basi del racconto non è comunque semplice capire i rapporti di causa ed effetto, cosa hanno in mente i personaggi e il perché di alcune reazioni che paiono fuori luogo o spropositate. Un caso in cui il cinema fatica a essere universale, interessante proprio per l’arricchimento che porta alla conoscenza delle diverse culture. Dal punto di vista cinematografico c’è attenzione nel dosare le informazioni da dare allo spettatore, un costante senso di smarrimento che aleggia sui personaggi e l’abilità nel gestire la coralità. Lo spaccato sociale con cui si entra in contatto è di quelli che restano impressi, forse anche a causa della sua imperscrutabilità, accentuata dal gap geografico e culturale. Ha ottenuto riconoscimenti al Festival di Busan.

