di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7Regia: Yoon Ga-eun
Interpreti: Seo Su-bin, Jang Hye-jin, Kim Jeong-sik, Kang Chae-yoon
Paese: Corea del Sud
Anno: 2025
Durata: 119 minuti


Come si reagisce a un abuso sessuale subito in giovane età? Si formano cicatrici emotive che non scompariranno mai? Si finisce invece per lasciare andare, a volte con consapevolezza, altre senza, un passato che si vuole rimuovere e non si può cambiare? E come ci si rapporta a una collettività fatta di amici, familiari, ma anche conoscenti e sconosciuti? Si comunica il proprio vissuto al mondo rischiando di sentirsi addosso un’etichetta difficile da togliere? Resta un segreto inconfessabile? Sono tanti gli interrogativi che il film suscita e la regista sudcoreana Yoon Ga-eun, già nota per il suo cinema intimista focalizzato sulle dinamiche relazionali, cerca la complessità attraverso un’opera corale che comincia come una commedia giovanilistica per evolvere in un dramma dai toni sfumati e mai sensazionalistici. Il risultato, pur con qualche schematismo (alcuni parallelismi sembrano costruiti proprio per indurre al ragionamento), riesce a comunicare un disagio sincero e offre una pluralità di sguardi che consentono di sondare il tema forte in modo approfondito e non a senso unico. La molteplicità dei punti di vista messi in scena aiuta il film a non diventare un prevedibile comizio e consente di indagare la variabilità del percepito della protagonista e delle altre figure coinvolte nella vicenda messa in scena. Interessante vedere come lo sguardo della collettività possa diventare uno stigma difficile da gestire, sempre più ingombrante e in grado di condizionare anche la percezione di sé. Ma gli spunti offerti dalla visione sono tanti, alcune reazioni ad esempio, come quella di un padre disonorato dal comportamento del fratello pedofilo che pur non avendo alcuna colpa diretta sceglie di interrompere il rapporto con la figlia, sono per un pubblico occidentale poco comprensibili, ed è anche questo il bello del cinema: ci fa incontrare e conoscere differenti culture e sensibilità. Un’opera quindi stratificata che si pone come preziosa opportunità di confronto.

