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Full immersion nella città di Shanghai

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

di Xu Zheng con Xu Zheng, Xin Zhilei, Wang Xiao

Cina 2024 – durata 121’

Un uomo di 45 anni della classe media, ingegnere con un ruolo di responsabilità in una grande azienda, viene di colpo licenziato. Ha una bella casa che condivide con moglie e figlioletta insieme ai suoi genitori ormai anziani. Non facile per una persona ancora giovane, ma per gli orari massacranti e le assenze di tutele del mercato cinese considerata decrepita, trovare un nuovo lavoro che gli consenta di mantenere la famiglia (la moglie, più giovane e bellissima, non lavora, secondo uno schema patriarcale che solo con grande fatica viene messo in discussione). La svolta arriva quando decide di riciclarsi come rider, pensando che quello delle consegne sia un lavoro tutto sommato semplice, ma si dovrà ricredere. Del resto siamo a Shanghai, una metropoli da 25 milioni di abitanti in cui il dedalo inestricabile di grandi strade e viuzze rende la professione complicata e pericolosa (ogni 2,5 giorni, in media, un rider è vittima di incidenti stradali, spesso mortali). Il film gode di una prima parte pazzesca, in cui entriamo nel disagio di una famiglia, sentiamo l’umiliazione del protagonista e viviamo le sue innumerevoli difficoltà, con toni che trovano il giusto approccio, non negano il dramma ma non affondano nel greve. Shanghai diventa protagonista trasversale e la regia, con grande dispendio di mezzi, ci mostra la città in tutte le sue sfaccettature, dagli immensi e sberluccicanti mall alle sperdute baracche. Sembra di assistere a un Sorry We Missed You, il film di Ken Loach sui ritmi disumani di un corriere, in versione orientale, con una critica alla spietatezza della contemporaneità che lascia indietro chiunque sia in difficoltà, ma l’evolversi della vicenda spinge sui buoni sentimenti e sul bisogno di riscatto del protagonista che finisce invece per celebrare il mondo che fino ad allora sembrava voler combattere. Il fine diventa infatti entrare nella competizione e, pur senza dimenticare il lato umano, vincere, emergere, essere il migliore. “Dedicato a tutti coloro che lottano per vivere la loro vita al massimo“, dice la didascalia finale, ma si sperava che il “massimo” non coincidesse con il mantra “produci consuma crepa“: lo specchio di una società in incredibile espansione che non sembra avere ancora cominciato a mettersi in discussione (o in un film mainstream non lo può fare). Aspetti ideologici a parte, che ovviamente il loro peso ce l’hanno, il film scorre ritmato e appassionante. Il protagonista Xu Zheng, anche regista, produttore e co-sceneggiatore, in patria è una star.

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