di Luca Baroncini (pubblicato in data )













“Ma dove si vede il collegamento con la diretta della premiazione?”
“Prova su YouTube!”
“No, guarda sul sito del Festival!”
“Ah, no, no, ci vuole VPN a pagamento con la Francia per connettersi a France 2!”
Ecco, si può riassumere così il Festival di Cannes: una complicazione per tutto.
E non è casuale tutto ciò, c’è proprio la volontà di renderlo elitario e snob, con l’idea che se fosse più facilmente accessibile non sarebbe il festival di Cannes. Un’idea per me decisamente superata, ma che si è rivelata ancora una volta vincente. Per dodici giorni, infatti, tutti quelli che gravitano intorno al cinema, e anche moltissimi altri, hanno fatto di tutto per esserci.
Del resto, e questo va riconosciuto, la selezione dei film, non solo del concorso, vale il più delle volte la dedizione alla causa. E così è stato anche quest’anno.
Partecipando al festival solo per pochi giorni ho cercato di seguire il concorso concedendomi però anche tuffi nell’ignoto delle sezioni parallele ed è il bello dei festival, per chi li vive in presenza, quello di abbandonare le certezze di nomi e geografie noti per lasciarsi trasportare dal flusso.
In un’edizione sontuosa ricca di tutto (film, star e polemiche) il cinema ne è uscito a testa alta.
A parlare ora sono i film, quelli premiati con maggiori chance di arrivare a un pubblico che si spera ampio. Il potenziale c’è, ora sta alle distribuzioni e alla nostra capacità di lasciarci incuriosire.
Nulla da eccepire sul palmares, il film vincitore di Justine Triet, ANATOMIE D’UNE CHUTE, è stato fin da subito tra i più apprezzati. Già sento il coro dei tromboni petulanti che diranno “è diretto da una donna, è francese, in giuria c’era la Ducornau, solito politically correct e bla bla bla”, ebbene, guardate il film e poi valutate.
Avrei preferito vincesse Jonathan Glazer per THE ZONE OF INTEREST, perché il suo film è più destabilizzante, ma va bene lo stesso. Vera mattatrice del festival, e speravo vincesse lei come migliore attrice, la Sandra Hüller, protagonista sia di ANATOMIE D’UNE CHUTE che di THE ZONE OF INTEREST.
Italia a bocca asciutta, ma non era semplice distinguersi e l’importante, non dimentichiamolo mai, è anche solo partecipare.
