I DIECI MIGLIORI DEBUTTI DELLA STAGIONE 2023/2024 ...fino ad ora...  —  QUESTIONE DI SCELTE gli equilibri sottili tra cinema e streaming

CANNES 2023

Un commento a caldo

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

“Ma dove si vede il collegamento con la diretta della premiazione?”

“Prova su YouTube!”

“No, guarda sul sito del Festival!”

“Ah, no, no, ci vuole VPN a pagamento con la Francia per connettersi a France 2!”

Ecco, si può riassumere così il Festival di Cannes: una complicazione per tutto.

E non è casuale tutto ciò, c’è proprio la volontà di renderlo elitario e snob, con l’idea che se fosse più facilmente accessibile non sarebbe il festival di Cannes. Un’idea per me decisamente superata, ma che si è rivelata ancora una volta vincente. Per dodici giorni, infatti, tutti quelli che gravitano intorno al cinema, e anche moltissimi altri, hanno fatto di tutto per esserci.

Del resto, e questo va riconosciuto, la selezione dei film, non solo del concorso, vale il più delle volte la dedizione alla causa. E così è stato anche quest’anno.

Partecipando al festival solo per pochi giorni ho cercato di seguire il concorso concedendomi però anche tuffi nell’ignoto delle sezioni parallele ed è il bello dei festival, per chi li vive in presenza, quello di abbandonare le certezze di nomi e geografie noti per lasciarsi trasportare dal flusso.

In un’edizione sontuosa ricca di tutto (film, star e polemiche) il cinema ne è uscito a testa alta.

A parlare ora sono i film, quelli premiati con maggiori chance di arrivare a un pubblico che si spera ampio. Il potenziale c’è, ora sta alle distribuzioni e alla nostra capacità di lasciarci incuriosire.

Nulla da eccepire sul palmares, il film vincitore di Justine Triet, ANATOMIE D’UNE CHUTE, è stato fin da subito tra i più apprezzati. Già sento il coro dei tromboni petulanti che diranno “è diretto da una donna, è francese, in giuria c’era la Ducornau, solito politically correct e bla bla bla”, ebbene, guardate il film e poi valutate.

Avrei preferito vincesse Jonathan Glazer per THE ZONE OF INTEREST, perché il suo film è più destabilizzante, ma va bene lo stesso. Vera mattatrice del festival, e speravo vincesse lei come migliore attrice, la Sandra Hüller, protagonista sia di ANATOMIE D’UNE CHUTE che di THE ZONE OF INTEREST.

Italia a bocca asciutta, ma non era semplice distinguersi e l’importante, non dimentichiamolo mai, è anche solo partecipare.