di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Si è concluso il Festival di Cannes con un’edizione che ha consolidato la sua fama di importante punto di riferimento per il cinema mondiale, confermandosi luogo di scoperta e consacrazione di autori. Come al solito, se non lo si frequenta in presenza, ma bisogna avere voglia di affrontare l’arroganza garbata dell’organizzazione francese per cui vedere un film più che un’opportunità è una concessione, la sequenza dei premiati dirà poco ai più, ma si tratta di alcuni dei film d’essai che terranno banco nel corso della prossima stagione.
La buona notizia è che la maggior parte di questi film arriverà in sala, sarebbe bello, però, se non si dovessero aspettare per forza mesi per vederli, magari tentando anche qualche uscita estiva, approfittando della scontistica di Cinema Revolution per i film italiani ed europei, proposti a 3,50 euro (l’altra metà la mette il Ministero). Un’iniziativa per me discutibile, perché abbiamo già visto che non è la leva del prezzo a fare la differenza, ma visto che c’è, perché non approfittarne?



Quanto al verdetto della giuria – presieduta dal regista sudcoreano Park Chan-wook e composta da Demi Moore (che ha conquistato ogni red carpet, pardon, tapis rouge), Ruth Negga, Laura Wandel, Chloé Zhao, Diego Céspedes, Isaach De Bankolé, Paul Laverty e Stellan Skarsgård – ci si affida in più occasioni all’ex aequo, segno che forse c’era un po’ di indecisione interna al gruppo. A vincere l’ambita Palma d’Oro è per la seconda volta il regista romeno Cristian Mungiu con Fjord, a distanza di 19 anni (urca, ne sono passati così tanti?) dalla precedente Palma per l’intenso 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni. Fjord vince anche il premio FIPRESCI.
Che l’annata sia stata buona lo dimostrano anche i voti della critica, con ben quattro film, tutti andati a premio, con un voto superiore a 3 (su 4), non così frequente considerando che si tratta di una media.
Tra le cose notate, e che segnano un interessante divergenza, forse culturale, tra differenti geografie, l’innamoramento tutto italiano per Rodrigo Sorogoyen e il suo El ser querido, per cui Javier Bardem veniva dato per certo come migliore attore, e invece con un modesto 2 come voto della critica internazionale. All’opposto The Man I Love, di Ira Sachs, è stato abbastanza brutalmente massacrato dalla critica italiana, ottenendo invece un medio 2,4.
Il voto peggiore della critica (1,1) è andato a The Birthday Party, di Lea Mysius, con cui Monica Bellucci ha fatto brillare il red carpet, pardon, tapis rouge, ma non il rigore dei critici.
A deludere anche alcuni grandi autori come Hirokazu Kore’eda, il cui Sheep in the Box ottiene 1,3, e Asghar Farhadi, il cui Parallel Tales non va oltre 1,7. Ma convince pochi critici anche Laszlo Names con Moulin (voto 1,9). Tiepidi anche i riscontri per Pedro Almodovar e il suo Amarga Navidad (voto 2,2), per me invece decisamente riuscito.
Ma vediamo la pagella della critica:


E ora passiamo ai premi:
Palma d’Oro: Fjord di Cristian Mungiu
Grand Prix: Minotaur di Andrey Zvyagintsev
Premio della Giuria: The Dreamed Adventure di Valeska Grisebach
Migliore Regia: ex aequo a Javier Calvo e Javier Ambrossi per La Bola Negra e a Paweł Pawlikowski per Fatherland
Migliore Attore: ex aequo Emmanuel Macchia e Valentin Campagne per Coward di Lukas Dhont
Migliore Attrice: ex aequo Virginie Efira e Tao Okamoto per All of a Sudden di Ryusuke Hamaguchi
Migliore sceneggiatura: Notre Salut di Emmanuel Marre
Camera d’Or: Ben’Imana di Marie Clementine Dusabejambo
Palma d’oro per il miglior cortometraggio: Para Los Contrincantes di Federico Luis
Sezione Un Certain Regard
Premio Un Certain Regard: Everytime di Sandra Wollner.
Premio della Giuria: Les élephants dans la brume di Abinash Bikram Shah
Premio Speciale della Giuria: Le Corset di Louis Clichy
Migliore Attore: Bradley Fiomona Dembeasset in Congo Boy di Rafiki Fariala
Miglior Attrice: ex equo Marina De Tavira, Daniela Marin Navarro, Mariangel Villegas in Siempre soy tu animal materno di Valentina Maurel

Ottimo articolo. Complimenti
Grazie mille!