di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7Titolo originale: Le triangle d’or
Regia: Hélène Rosselet-Ruiz
Interpreti: Malou Khebizi, Soundos Mosbah, Ziad Bakri, Kassem Al Khoja
Paese: Francia
Anno: 2026
Durata: 87 minuti

La regista francese Hélène Rosselet-Ruiz, dopo avere diretto diversi cortometraggi, tra cui Ibiza, candidato al Premio César, esordisce nel lungo traendo ispirazione dal lavoro che ha svolto come governante per un ricco saudita. Il racconto, romanzando l’esperienza vissuta in prima persona, si concentra sul rapporto che si crea tra due donne apparentemente molto distanti tra loro: da una parte Laura, una giovane francese di origini algerine che in attesa di entrare nell’esercito accetta di lavorare al completo servizio, 24 ore su 24, dell’amante di un principe saudita per 250 euro al giorno, dall’altra Souria, la sua datrice di lavoro che passa le giornate a dare ordini, spendere denaro e farsi bella per il suo uomo/padrone, confinata in una casa enorme e lussuosa da cui non può uscire, perché nessuno deve sapere della sua relazione. Le due donne, inizialmente agli antipodi, assottiglieranno progressivamente le distanze trovando una breve complicità nel momento in cui cadrà la maschera di Souria, prigioniera di un personaggio che ha deciso di interpretare per cercare una vita migliore. Tra loro si insinua una presenza maschile, quella di Emre, il tuttofare del principe che ha una funzione soprattutto narrativa, in quanto stempera l’atmosfera di tensione (tra lui e Laura si stabilisce un solido rapporto di amicizia) e consente di esplicitare i non detti. Quello che la regista costruisce è uno scavo di personaggi volto a mostrare il peso delle gerarchie nei rapporti sociali, ma anche la loro fragilità nel momento in cui, gettate le maschere, emerge il lato umano, incredibilmente democratico e in grado di creare inaspettate alleanze.

Non c’è nulla di davvero risolutivo nella scansione degli eventi, non sono il thriller o il colpo di scena ciò che sembra interessare alla regista, più attenta a raccontare la complessità dei rapporti umani e le possibili derive attraverso la contrapposizione di contrasti forti. Le due protagoniste sono in tal senso complementari, tanto è mascolina e indipendente Laura, quanto Souria è iperfemminile e totalmente dedita all’uomo che la mantiene (almeno fino a quando decide farlo). Laura cerca di addestrarsi e di fare della forza fisica il suo punto di forza, Souria coltiva invece costantemente la propria bellezza facendone un’arma di seduzione e di potere. Entrambe, però, potranno fare poco contro un sistema di oppressione dalle profonde radici patriarcali di cui sono solo pedine. La vicenda viene approcciata dalle telecamere di sorveglianza della lussuosa abitazione in cui sono confinate le due protagoniste, è un punto di vista che avvicina gli sviluppi a quelli di un reality, in cui c’è sempre la consapevolezza di essere spiati. Nel corso del racconto gli equilibri cambiano, Laura sembra la più debole ma acquisisce potere nei confronti di Souria nel momento in cui deve controllarla e riferirne le mosse a Emre. Interessante anche il lavoro sulle lingue, il francese è quella del territorio in cui è ambientata la vicenda, l’inglese è la lingua che si parla sul lavoro, poi ci sono i dialetti arabi che rappresentano un po’ l’anima dei personaggi ed emergono nei momenti in cui è l’istinto ad avere il sopravvento, una sorta di sfogo intimo o di barriera che si vuole porre nei confronti degli altri quando non si vuole fare capire ciò che si sta dicendo. Un film che dietro l’apparente semplicità della struttura si fa anche politico nel momento in cui dà alla parola oppressione diversi sfaccettature mostrando, oltre all’ambivalenza di tutti i personaggi, anche l’indifferenza delle istituzioni, incapaci di affrontare un sommerso sotto gli occhi di tutti eppure invisibile, e il lato oscuro del lusso, quasi sempre invece celebrato come unico obiettivo possibile per rendere una vita degna di essere vissuta. Un esordio, quindi, con personalità e non banale, con un preciso punto di vista sulla contemporaneità e le sue contraddizioni, che attraverso il cinema attinge al personale per farsi voce universale.
