HORIZON: AN AMERICAN SAGA La seconda parte non uscirà al cinema nel mese di agosto  —  CINÉ 2024 2 – 5 Luglio 2024 - le Giornate Professionali di Cinema di Riccione

ROSALIE

dalla sezione "Un Certain Regard" di Cannes 2023

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Una grande storia d’amore? Una riflessione su cosa significa essere diversi in un mondo di (apparentemente) uguali? Una metafora inclusiva in linea con la contemporaneità? Un’opera a tesi? Rosalie è un po’ tutte queste cose insieme, in primis il racconto di una donna che vuole amare ed essere amata per ciò che è. La sua particolarità è quella di essere ricoperta di peli. Per fortuna il marito che incontra, e inganna con la complicità del padre, non è l’Ugo Tognazzi di La donna scimmia di Marco Ferreri, ma un meno cinico Benoît Magimel, incredulo, arrabbiato, zotico, ma alla fine anche ragionevole.

L‘ispirazione è reale, deriva infatti da Clémentine Delait, donna irsuta diventata celebre all’inizio del XX secolo, ma la regista non è interessata al biopic e non vuole raccontare il calvario di una donna freak, evita infatti di cadere nei cliché del fenomeno da baraccone, ma esplora la femminilità di una donna che deve fare i conti con lo sguardo altrui e vuole trasformare la sua peculiarità in un punto di forza. Non una vittima, quindi, ma un personaggio sfaccettato che imposta una ricerca interiore finalizzata al raggiungimento, se non della felicità, comunque di un equilibrio non per forza punitivo. La parabola di accettazione e affermazione trova in Stéphanie Di Giusto, regista e co-sceneggiatrice, un’abile narratrice, attenta a immergere il racconto in un 1870 francese un po’ piegato a ciò che vuole dimostrare. La sceneggiatura è più calibrata nella prima parte, mentre nella seconda affretta un po’ le cose. Se però il film resta in mente è grazie soprattutto a Nadia Tereszkiewicz e alla sua intensa interpretazione, ancora una volta, come in Forever Young, più vissuta che recitata.