CINEMA REVOLUTION Edizione 2024  —  CINEMA IN FESTA Al via la quarta edizione

THE SHROUDS

Magnetico ma dispersivo

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di David Cronenberg con Vincent Cassel, Diane Kruger, Guy Pearce, Sandrine Holt

Canada, Francia 2024 – durata 116’

Le sonorità evocative del fido Howard Shore trasportano immediatamente nell’universo ipnotico di David Cronenberg. L’atmosfera è quindi subito perturbante perché veniamo introdotti nel mondo, piuttosto lugubre, dell’imprenditore Karsh che ha creato GraveTech, un avveniristico cimitero in cui i morti vengono seppelliti in sudari ipertecnologici (gli “shrouds” del titolo) da cui è possibile monitorare costantemente il loro stato di decomposizione. Quello che il regista canadese mette in scena, per sua stessa dichiarazione attenendosi a un vissuto personale (ha perso la moglie nel 2017), è una sorta di lunga elaborazione del lutto, con un protagonista, alter ego del regista, incapace di lasciare andare l’amata consorte. Le buone e terapeutiche intenzioni si impelagano però in un verbosissimo pseudo thriller da camera, dove i personaggi siedono pacatamente (o fanno sesso un po’ perverso citando Crash) mentre parlano di complotti internazionali e indagini che cambiano più volte le prospettive delle parti in campo.

Ungheresi, islandesi, russi, cinesi, hacker, parenti acquisiti, donne che vissero due volte, avatar manipolatori, cieche d’oriente, tutti paiono avere qualche possibile motivazione o responsabilità. L’incedere però è purtroppo inerte e si finiscono per perdere le coordinate del racconto che scorre senza nerbo finendo irrisolto, senza che sia ben chiaro chi ha fatto cosa e perché e se ciò che si vede sia sogno, realtà o entrambe le cose. Senza però nemmeno che ciò interessi più di tanto. Chissà, forse l’idea di Cronenberg era proprio questa, accumulare ipotesi, sparigliare continuamente le carte, spiazzare senza un senso unico interpretativo, facendosi tramite del caos comunicativo contemporaneo. Il problema è che, qualunque sia la tesi, l’impasto non funziona e il film finisce per perdere per strada lo spettatore, a tratti ammaliato, ma complessivamente più annoiato che incuriosito.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *