di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7.5Titolo originale: Kami Nour
Regia: Ali Asgari
Interpreti: Misagh Zareh, Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh
Paese: Iran, Svizzera, Italia, Canada, Turchia
Anno: 2026
Durata: 87 minuti

Ali Asgari si sta sempre più distinguendo come voce della scena cinematografica iraniana che utilizza il cinema come arma contro l’oppressione del regime teocratico e autoritario attraverso uno stile personale. Il suo cinema lotta senza cedere al greve contro lo sconforto e il senso di impotenza che colgono chi sente di non potere esprimere in nessun modo il proprio dissenso. Il protagonista è un medico che per avere curato alcuni giovani manifestanti feriti viene arrestato e privato della possibilità di lavorare. Esce su cauzione ma un crescente stato depressivo lo porta a prendere una decisione estrema: il suicidio. Il film segue il protagonista in quello che nelle sue dichiarate intenzioni dovrebbe essere il suo ultimo giorno di vita. Per non lasciare i familiari in una situazione difficile, decide di avvisarli della sua irremovibile decisione. Comincia dal fratello minore per poi passare alle due sorelle e terminare con la madre. La serata in famiglia evolve verso una inaspettata leggerezza ed è nella ritrovata convivialità, nei gesti di complicità e tenerezza, che il regista fornisce la sua risposta alla frustrazione e allo sgomento che attanagliano il popolo iraniano. Con stile minimalista e inquadrature per lo più fisse, Asgari mostra l’importanza delle piccole cose, dei gesti affettuosi, del tempo dedicato agli affetti, gli unici elementi in grado di dare un senso all’esistenza e la forza per andare avanti nonostante tutto. Una rivoluzione gentile che arriva allo spettatore in modo diretto e semplice, lasciando il contesto politico fuori campo, evidente solo negli strascichi emotivi che determina. I riferimenti cinematografici del regista, da lui stesso dichiarati alla conferenza stampa del film, presentato in concorso al festival di Venezia, sono stati Il sapore della ciliegia di Abbas Kiarostami, affine nello spunto iniziale, ma anche La stanza del figlio di Nanni Moretti, per come mostra la capacità di affrontare le tragedie della vita.
