BABYGIRL

La forza e il coraggio di Nicole Kidman

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

di Halina Reijn con Nicole Kidman, Harris Dickinson, Antonio Banderas, Sophie Wilde, Esther McGregor

U.S.A. – durata 114’

Nicole Kidman potrebbe fare un paio di pubblicità all’anno e vivrebbe tranquillamente di rendita, invece continua a sperimentarsi e a esplorare i lati più oscuri dell’animo umano attraverso un cinema quasi mai banale che riesce a conciliare il mainstrem con la ricerca artistica. Succede anche con il provocatorio Babygirl, in cui una super manager che tutto decide e controlla nell’intimità sente invece il bisogno di essere dominata (ok, è un cliché, ma come tutti i cliché poggia su basi solide e credibili). È felicemente sposata con Antonio Banderas, ma non così soddisfatta sessualmente. La svolta arriva quando viene assunto un giovane stagista. Un po’ per caso, un po’ per sfida, ma anche per necessità, inizia tra i due un gioco sempre più ardito basato proprio sulla dominazione, in cui riescono entrambi a sentirsi finalmente liberi. Ma gli equilibri sono sottili e la posta in gioco sempre più alta. Il film, pur osando cose che nel mainstream ormai non si vedono più da tempo (e con questo approccio non si sono mai viste), argina ogni possibile deriva in un finale un po’ troppo conciliante.

Non siamo più, per fortuna, negli anni ’80, in cui a farla da padrone era il moralismo di 9 settimane e ½, in cui Kim Basinger stava al gioco per poi ritrarsi e ritrovare se stessa mentre Mickey Rourke finiva per essere considerato un mezzo pervertito con problemi psicologici irrisolti, e nemmeno nelle 50 sfumature del nuovo millennio, dove lo sguardo sulle pratiche sessuali BDSM è comunque sempre giudicante. Qui la questione viene affrontata di petto e in modo problematico senza essere liquidata frettolosamente con facili e depistanti psicologismi. È sicuramente questo l’aspetto più interessante del film che mostra la nascita di una sintonia tra due persone diversissime eppure accomunate dalle stesse pulsioni che si riconoscono e non rinunciano a una parte di sé che reclama attenzione.

La prima parte costruisce una progressione tesa e avvincente, i primi incontri tra i due protagonisti sono calibrati e mozzafiato, poi la sceneggiatura, della stessa regista, mette troppa carne al fuoco ampliando il raggio d’azione della vicenda, quindi il mondo del lavoro e la famiglia, ma resta comunque un ottimo film in grado di dare risalto a un sentire segreto e impronunciabile che, forse, ognuno a modo suo, tutti abbiamo. Perché, come ha dichiarato la regista, “abbiamo tutti una piccola scatola nera piena di fantasie proibite che potremmo non confessare mai a nessuno”. Perfetta l’alchimia tra i due protagonisti. Di Harris Dickinson, già protagonista di Triangle of Sadness  e della miniserie A Murder at the End of the World, continueremo a sentire parlare, Nicole Kidman è una dea e si dà senza ritrarsi davanti a nulla, ironizza anche in più occasioni sulla chirurgia estetica a cui si è ripetutamente sottoposta. A questo punto vorremmo vedere, possibilmente al cinema, anche il precedente film della regista olandese Halina Reijn, quel Bodies Bodies Bodies  che su Rotten Tomatoes ha l’86% di recensioni positive.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *