BEETLEJUICE BEETLEJUICE

Apertura del Festival col botto!

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

di Tim Burton con Michael Keaton, Winona Ryder, Catherine O’Hara, Justin Theroux, Monica Bellucci, Arthur Conti, Jenna Ortega, Willem Dafoe

U.S.A., Regno Unito – durata 104’

Tim Burton è uno dei pochi registi il cui cognome è diventato un aggettivo. Burtoniano è ormai un marchio di fabbrica che assembla un immaginario che mescola varie cose, tra cui i film di Roger Corman, l’espressionismo tedesco, il gotico italiano, i kaiju giapponesi, lo stop-motion di Ray Harryhausen e Jan Švankmajer, ma anche l’animazione Disney con cui tutto è cominciato. Il frullato che ne deriva sonda il più delle volte i confini tra la vita e la morte, vera e propria ossessione del regista, e sono sempre i colori sgargianti con cui è ritratto l’aldilà ad avere la meglio sul grigiore del presente terreno, fonte più di sofferenze che di soddisfazioni. Non sfugge alla regola il nuovo Beetlejuice Beetlejuice, sequel a 35 anni di distanza del suo secondo film Beetlejuice – Spiritello porcello. Il timore di trovarsi davanti a una stanca rimasticatura di uno stile diventato maniera viene subito spazzato via dalle note scoppiettanti di Danny Elfman che accompagnano i titoli di testa. Una dichiarazione di intenti per un film che scorre sfrenato e fantasioso senza dare un attimo di tregua.

Ritroviamo gli stessi personaggi che avevamo conosciuto nel capostipite, a parte Alec Baldwin e Geena Davis, più nuovi innesti (Jenna Ortega, Monica Bellucci, Willem Dafoe, Justin Theroux) che si integrano in modo armonioso con il contesto di contagiosa follia del nuovo racconto. A colpire sono la fluidità della regia, il ritmo frenetico ma non frastornante, le continue trovate, la capacità di sintesi delle gag (gli influencer risucchiati dai cellulari sono strepitosi), il citazionismo divertito e divertente, la creatività con cui ogni sequenza diventa una gioia per gli occhi e un tonico per lo spirito. Un film che rapisce per trasportare in un altrove dove la morte viene continuamente sdrammatizzata fino a sfumare in un gaudente, colorato e spumeggiante inno alla vita. Insomma, succo di Tim al 100%. E al suo meglio.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *