di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 6.5Regia: Florian Zeller
Interpreti: Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger
Paese: Francia, Spagna
Anno: 2026
Durata: 126 minuti

Florian Zeller fa un cinema a tesi, nel senso che punta diritto a ciò che vuole comunicare e lascia poco spazio all’interpretazione del pubblico, guidato a dedurre il messaggio che il regista e sceneggiatore vuole veicolare piuttosto che a elaborarlo mettendoci del suo. Accadeva nell’acclamato The Father e nel bistrattato The Son e succede anche nel nuovo Bunker. Al centro del racconto un prestigioso architetto chiamato da un multimilionario, magnate della comunicazione, a progettare un bunker di lusso alle Hawaii per sopravvivere a una eventuale apocalissi. La possibile partecipazione al progetto accentua il momento di stanca dell’architetto con la moglie che trova l’idea di una salvezza per pochi moralmente ambigua, lontana dai principi inclusivi e di uguaglianza sociale che hanno sempre animato l’intesa di coppia. A supportare la tesi di un mondo aperto al prossimo e non chiuso all’egoismo del singolo, con un’arte a disposizione della collettività e non alle paranoie del riccone di turno, c’è la presenza di un vicino di casa non abbiente che apre abusivamente una finestra sul muro che separa il suo garage, adibito ad appartamento, dalla villa dell’architetto. Finestra che si rivelerà decisiva per gli sviluppi. Il film prova a fotografare le contraddizioni del presente, per cui siamo sempre più connessi ma sempre più isolati, partendo dal rapporto di una coppia consolidata, e il progetto è nato pensando proprio a Javier Bardem e Penelope Cruz. Il problema è che si mettono in scena conflitti forti e universali attraverso una sceneggiatura fatta di dialoghi esplicativi, metafore scontate e svolte didascaliche, fino a una conclusione che sembra rendere la presa di coscienza finale come l’unica possibile, soprattutto quella giusta. Ed è questo il maggiore difetto di un film che si premura di fornire tutte le risposte lasciando allo spettatore solo il piacere di una confezione elegante, di due protagonisti bravi e piacevoli da guardare e di uno spunto stuzzicante. Non è poco, ma avrebbe potuto essere molto di più, invece sceglie la strada del consenso a discapito di una reale problematicità. Il quadro con l’uomo e la donna a letto, abbandonati in un tenero abbraccio, serve a mostrare l’allontanamento della coppia, prima, e il possibile riavvicinamento, dopo, ed è stato creato appositamente per il film.
