di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Chien 51, titolo internazionale Dog 51, è il nuovo film di Cédric Jimenez ed è stato scelto per chiudere, Fuori Concorso, il Festival di Venezia.
Cédric Jimenez è riuscito nell’impresa di portare il pubblico d’Oltralpe al cinema per thriller molto radicati nel territorio francese (due sono ambientati a Marsiglia, sua città natale) e spesso ispirati a storie vere. La sua filmografia comprende French Connection (2014), L’uomo dal cuore di ferro (2017), BAC Nord (2020), November – I cinque giorni dopo il Bataclan (2022), tutti titoli usciti anche in Italia ma con tiepido riscontro.
Con Chien 51 si sondano invece le paure contemporanee, che sembrano essere uno dei fili conduttori del festival. Si ipotizza infatti che in una Parigi futura, divisa per classi, un’intelligenza artificiale chiamata Alma supervisioni la società. Quando il creatore di Alma muore, Salia, un agente di alto livello, e Zem, un poliziotto disilluso, sono costretti a collaborare per risolvere un omicidio che potrebbe portare a galla gli oscuri segreti del sistema di cui sono al servizio.

Il cast schiera vari nomi noti del panorama cinematografico francese: Gilles Lellouche, Adèle Exarchopoulos, Louis Garrel, Romain Duris, Valeria Bruni Tedeschi, Artus, Lala &ce, Stéphane Bak, Thomas Bangalter.
Questo il commento del regista, come da catalogo del festival:
“Chien 51 è il terzo dei miei film a esplorare il tema delle forze dell’ordine. Completa una trilogia sul tema, riunendo il “cane” di BAC Nord e l’ufficiale d’élite di Novembre. Se la polizia è l’istituzione che consente alla polis – la città – di funzionare dando la caccia ai criminali, cosa succede quando adotta uno strumento così potente da spingere il sistema al limite, scavalcando persino la sua controparte essenziale, la giustizia? Possiamo affidare la sicurezza degli abitanti di una città a uno strumento ultra-intelligente, privo di coscienza e umanità? Ho immaginato questo film come un thriller poliziesco contemporaneo, un’opera di genere venata di tragedia, in cui un amore segnato dal destino si fonda tanto sull’emozione quanto sul sacrificio. È l’incontro di due anime in cerca di redenzione, e riecheggia Sofocle, che quasi 2500 anni fa scrisse queste parole potenti e fragili al tempo stesso: “Molte sono le meraviglie, eppure nulla è più portentoso dell’uomo”.
