di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Terminato il festival è tempo di bilanci, come sempre all’insegna della leggerezza. Così, senza pensarci troppo, ecco tutto ciò che poteva andare meglio:
- Il pre-festival. Con il sistema di prenotazioni online in vigore dal post-Covid occorre pianificare tutte le proiezioni con un anticipo di una decina di giorni decidendo i film da vedere sulla base delle poche informazioni che si hanno; ormai pare la strada definitiva, e in effetti una volta che si comincia tutto risulta più semplice di un tempo, in cui si facevano file su file, ma toglie anche spontaneità all’evento e lo carica di ansia
- I prezzi, sempre più folli, ormai è quasi di default che anche nell’ultima bettola della laguna un primo costi minimo 15/16 euro
- I fucili puntati della stampa italiana contro i film italiani
- Quelli che appena ti siedi in sala ti bussano sulle spalle chiedendo se “durante la proiezioni puoi stare tutto a destra?”, “puoi abbassarti?”, “puoi piegare la testa a sinistra?”
- l’informazione dal festival, spesso incentrata unicamente sui look in passerella e sui minuti di applausi ricevuti, come se fossero un dato oggettivo per misurare la qualità di un film
- Gli scatarroni che, soprattutto a fine festival quando i danni prodotti dall’aria condizionata diventano tangibili, in sala non mancano mai
- Quelli che brontolano per tutto, anche per le cose che vanno bene
- Quelli che anziché aprirsi al confronto sui film impongono unicamente il loro punto di vista
- La decisione di Apple di bypassare la sala per Wolfs dopo che era stato da tempo annunciato in uscita al cinema
- Nonostante, Cloud, Joker: Folie a Deux, Harvest

