di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Terminato il festival è tempo di bilanci. Così, senza pensarci troppo, ecco tutto ciò che è andato bene:
- avere la propria giornata scandita dai film
- vedere i film in condizioni audio e video ottimali su schermi il più delle volte enormi
- avere avuto l’opportunità di presentare il mio libro alla Casa della Critica, sede della Settimana della Critica
- gli accreditati simpatici. Per fortuna ce ne sono, li riconosci perché sorridono, non urlano e scambiano volentieri due parole
- Woody Allen all’improvviso all’imbarcadero
- la determinazione dei cacciatori di autografi (ormai sostituiti dai cacciatori di selfie, che mi piacciono molto meno), fin dalle prime ore del mattino in postazione tattica davanti al Palazzo del Cinema
- le passeggiate in spiaggia poco dopo l’alba
- l’odore appena si sbarca con il vaporetto, capisci subito che sei al Lido di Venezia
- vedere più volte i membri della giuria in sala; senza “trucco & parrucco” si mimetizzano piacevolmente tra la folla
- la sincera commozione dell’attore di Hong Kong, Tony Leung, nel ricevere il Leone d’Oro alla carriera
- la disponibilità di David Fincher nei confronti del pubblico, ha fatto foto e firmato autografi a tutti-ma-proprio-tutti
- la possibilità di avere un corto WeShort Original in programma e poterlo vedere su grande schermo: “Pinoquo” di Federico Demattè
- il verdetto equilibrato della giuria, per una volta ha vinto il migliore!
- la maggiore libertà di Venezia rispetto a Cannes che non ci pensa un secondo a mettere in programma registi un tempo osannati e ora sgraditi come Woody Allen e Roman Polansky

