IN THE HAND OF DANTE

Lo scult è servito

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 3

di Julian Schnabel con Oscar Isaac, Gal Gadot, Gerard Butler, Al Pacino, John Malkovich, Martin Scorsese, Jason Momoa, Louis Cancelmi, Franco Nero, Sabrina Impacciatore, Benjamin Clementine

U.S.A., Italia 2025 – durata 153′

Capitano ogni tanto quei film che per svariati motivi, quasi mai artistici, raggruppano star e talenti per poi produrre pasticciacci che passano alla storia come scult. È il caso di questo In the Hand of Dante dove l’estro di Julian Schnabel, già in evidente affanno nel precedente Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità, trova definitivo naufragio con la trasposizione dall’omonimo romanzo di Nick Tosches che viaggia nel tempo per rileggere a modo suo il mito di Dante e della Divina Commedia. Tante le suggestioni evocate, da quelle letterarie a quelle geografiche, culturali e filosofiche, in un film che procede per episodi sfilacciati, alternando passato e presente, bianco e nero e colore, con il collante di un racconto thriller dove uno studioso viene convocato da un boss mafioso per autenticare un fantomatico manoscritto della Divina Commedia. Tra effettacci, derive pulp, doppi giochi, ricostruzioni storiche da oratorio e decantazioni di versi, si sprofonda più volte nel ridicolo involontario. Gli attori vagano senza direzione, a parte Gerard Butler, unico personaggio minimamente caratterizzato ma poi abbandonato alla sua macchietta, mentre gli altri si aggirano, a volte spaesati, altre esagitati, in cerca di un perché. Tra i punti di non ritorno, Martin Scorsese che pare Gandalf, Gal Gadot in versione, tra le altre, Venere di Botticelli, ma, soprattutto, l’imbarazzante sequenza finale con Jason Momoa e Sabrina Impacciatore all’insegna del trash più sfrenato. Dopo l’accoglienza ricevuta a Venezia (numerosi gli abbandoni della sala), resta la curiosità di capire il suo destino distributivo.

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