GLI INTROVABILI Rassegna cinematografica al cinema Odeon di Bologna  —  CINEMA IN FESTA – SETTEMBRE 2026 Giunge alla nona e ultima edizione

JOKER: FOLIE À DEUX

Presentato in concorso al Festival di Venezia

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 5

di Todd Phillips con Joaquin Phoenix, Lady Gaga, Brendan Gleeson, Catherine Keener, Zazie Beetz

U.S.A. – durata 138’

Che pasticcio questo nuovo Joker. Non era facile raccogliere l’eredità di un’opera che è riuscita a mettere d’accordo festival, Oscar, critica, pubblico, tutti insomma. E in effetti Joker ha trasformato uno dei più classici vilain dei Cinecomic in una maschera dolente dal forte impatto, in grado di scuotere gli animi dando voce a un malessere contemporaneo. Nel sequel, invece, si introduce il personaggio di Harley Quinn e a cadere sotto il peso dell’insensatezza è tutta l’atmosfera d’insieme, a cui non si crede per un solo istante. Non c’è nessun colpo d’ala a risollevare la coerenza di una sorta di manicomio criminale in cui si appicca un incendio mentre si guarda un film senza che nessuno se ne accorga, si dà il permesso per mostrare in diretta tv un processo che può fomentare gli animi, si entra ed esce a proprio piacimento come fosse un albergo e via di questo passo. Ma molte cose paiono un po’ approssimative, forse approfittando dell’escamotage che potrebbe essere tutto un sogno a occhi aperti del protagonista che vive in uno stato di sdoppiamento tra Arthur Fleck e il suo alter ego Joker, ma nessuna svolta narrativa cavalca questa idea fino in fondo e lo lascia supporre chiaramente.

Alcuni dettagli sono stranamente poco curati, ad esempio, inizia il processo del secolo con l’aula stipata e solo posti in piedi, ma arriva Lady Gaga e c’è una sedia in ultima fila pronta per lei, salvo in un paio di inquadrature successive vederla seduta a metà aula. E poi Joker che licenzia il suo volonteroso avvocato, ma chi lo aveva assunto e lo retribuiva?  Monotona l’ambientazione, o in manicomio o in un’aula di tribunale, e senza grande verve anche la parte musicale che non trasforma mai il sentire dei personaggi in un altrove sfavillante, comunicativo o dal valore aggiunto. Lady Gaga non ha bisogno di presentazioni, la musica e la performance sono il suo pane, e anche Joaquin Phoenix mostra notevoli doti canore, ma chi davvero vuole sentire sussurrare/sbiascicare l’inizio di così tante canzoni celebri (soprattutto del repertorio musical), tra l’altro anche in momenti potenzialmente drammatici in cui anziché aumentare il pathos spezzano l’incanto e ne razionalizzano l’impatto?

Il sogno, la fantasia, le gabbie mentali, gli universi paralleli in cui poter essere finalmente ciò che si è, sono più volte evocati, ma non diventano mai un luogo cinematografico da abitare. E poi, quel finale che sa tanto di passaggio di testimone, necessario più commercialmente per aprirsi un varco a nuove strade che dal punto di vista narrativo. Joaquin Phoenix vive ancora una volta il personaggio e si prodiga in silenzi, smorfie e urla, ma è il personaggio che è diventato quasi una macchietta, come lo sono le guardie cattivone che insensatamente lo picchiano proprio nel bel mezzo del processo del secolo (ma perché ??, ah sì, per creare qualche contrasto forte), incuranti del rischio di essere denunciati. Lady Gaga sembra sempre debba rubare la scena a tutti, ma finisce per essere un’eterna premessa priva del suo momento esplosivo. Il cinema non è solo questione di coerenza, certo, ma se si cominciano a notare le cose che non funzionano significa che a mancare è proprio quella magia, o sospensione di incredulità che dir si voglia, che ti fa credere a tutto ciò che vedi. Cosa che purtroppo il film di Todd Phillips non riesce a fare. Tra l’altro anestetizzando anche la carica eversiva che il primo film aveva avuto nell’immaginario mondiale.

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