di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 8di Paolo Sorrentino con Toni Servillo, Anna Ferzetti, Orlando Cinque, Massimo Venturiello, Milvia Marigliano
Italia 2025 – durata 133′
C’è tutto il Sorrentino pensiero in La grazia. Ci sono i riti istituzionali da irridere, le frasi ad effetto, le immagini evocative, i tormentoni (“di chi sono i nostri giorni?”), la giovinezza inseguita e perduta, l’importanza dei sogno, le contraddizioni che donano verità, il grottesco a fare capolino qua e là e il collante dell’ironia ad alleggerire il peso di scelte non sempre allineate al proprio sentire (divertente, in tal senso, il cameo di Guè Pequeno). Di diverso dal solito, o comunque con un peso maggiore rispetto a ciò a cui il regista ci ha abituati con le ultime opere, c’è una storia con un arco narrativo ben preciso: non più macchie di colore lasciando a noi il compito di comporre il quadro, ma un quadro subito elegantemente dipinto. Il protagonista è un presidente della repubblica, a sei mesi dalla fine del mandato, giurista di grande prestigio e intelligenza che ha fatto della sua rigidità (è soprannominato “cemento armato”), e del suo democristiano non prendere posizione, un marchio di fabbrica. Ha una figlia, giurista pure lei, che ha sacrificato la sua vita per assisterlo, mentre l’altro figlio per realizzarsi è dovuto andare lontano, in Canada (e questo lascia già intendere il “peso” della famiglia).

La grazia del titolo trova esplicitazione nei suoi diversi significati, un po’ benevolenza divina, un po’ naturale delicatezza, ma anche condono di una pena. Il presidente si trova infatti a dover decidere del destino di due persone agli arresti, mentre una legge sull’eutanasia, costantemente rimaneggiata e rinviata, attende la sua approvazione. La prima parte scorre che è un piacere, con personaggi irresistibili (l’amica d’infanzia Coco Valori, interpretata con brio da Milvia Marigliano, è un fiume in piena di battute memorabili: “Questa non è una cena, ma un’ipotesi!”) e una scansione degli eventi efficace e visivamente suadente. Nel tirare le fila non viene meno la piacevolezza, ma si insinua qualche crepa nell’assunto di fondo. Se la grazia, come viene esplicitato nel film, è “la bellezza del dubbio”, la sceneggiatura finisce invece per spiegare molto, lasciando al dubbio poco spazio. Aspetto da un lato positivo, perché il film si assume, come il suo protagonista, responsabilità che porta fino in fondo, ma anche eccessivamente lineare nelle conclusioni a cui giunge, con poco spazio per la rielaborazione. Tra le righe emerge anche un’idea dell’amore molto possessiva, in cui in due occasioni il tradimento diventa linea di demarcazione tra un prima e un dopo, con una grevità di fondo (probabilmente in linea con l’età del protagonista) per fortuna smussata dai toni ironici con cui si sviluppa il racconto. Ma sono solo aspetti un po’ contradditori, quindi vivi e pulsanti, di un film equilibrato e molto riuscito, in cui capita di commuoversi e poi ridere, proprio come l’astronauta del film in orbita intorno alla terra in assenza di gravità, una delle tante trovate che arricchiscono la narrazione e il suo scorrevole fluire.

Sorrentino – Servillo un’accoppiata che merita sicuramente una visione al cinema. Grande schermo sempre.
Verissimo, grande schermo sempre. Ciao!