di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 6Regia: Alina Marazzi
Interpreti: Emilia Schüle, Aaron Altaras, Luna Wedler, Lucas Englander
Paese: Italia, Germania
Anno: 2026
Durata: 119 minuti

È bellissima la storia di Gerda Taro, la prima fotoreporter a morire, giovanissima (stava per compiere 27 anni), sul campo di battaglia (in Spagna nel 1937), perché ci ricorda l’importanza della memoria nel frenetico succedersi degli eventi della contemporaneità, in cui tutto sembra fondamentale ma nulla davvero importante e in grado di restare nel tempo. Il racconto unisce un personaggio femminile forte e determinato (nelle corde della regista, per lo più documentarista, a suo agio nel descrivere percorsi di donne anticonvenzionali), con il melodramma e l’impegno politico. La fotografa protagonista è stata quasi sempre associata al più celebre Robert Capa e già questo ci dice la difficoltà per una donna di uscire dal cono d’ombra di un uomo con cui formava un sodalizio affettivo e artistico. Ma i legami con il presente sono tanti, basta pensare che la vicenda, pur nella non linearità temporale, è ambientata a Parigi nel 1937, in un tempo in cui l’Europa era prossima alla Seconda Guerra Mondiale e l’avanzare dei totalitarismi minacciava le conquiste democratiche. Gerda non ci sta a restare spettatrice passiva di una feroce deriva e trova nella fotografia uno strumento per documentare ciò che sta accadendo e smuovere gli animi. Il film, animato dalle migliori intenzioni, non riesce però a trovare sempre un efficace equilibrio tra il lato fiction e quello documentaristico. Se quest’ultimo, grazie a immagini di repertorio ben calibrate dal montaggio e all’utilizzo di riprese in 16mm e Super8, riesce a ricreare un tempo sospeso in cui è interessante perdersi, la ricostruzione assume invece toni posticci in cui il messaggio ruba la scena al sentire dei personaggi, spesso intenti a spiegare il senso del loro agire. Ne risultano quadri molto costruiti, poco spontanei e un po’ didascalici. Peccato perché l’idea di raccontare un personaggio solo recentemente tornato in auge (è del 1997 la scoperta in Messico di alcuni dei suoi scatti più significativi che si pensava fossero andati perduti) attraverso la forza della sua arte è potente, e la protagonista Emilia Schüle ha grande presenza scenica (più bamboleggiate il Robert Capa di Aaron Altaras), ma l’insieme non trova sempre efficace coesione. Se avremmo voluto saperne di più della vera Gerda, anche del suo passato e della famiglia di origine e di come è arrivata a essere ciò che è stata, la sua incarnazione cinematografica, un po’ a senso unico, offre invece meno spunti di interesse.
