IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (03/23_24) – PARTE 2 III TRIMESTRE STAGIONE 2023 / 2024  —  IL BARO-METRO: SGUARDI DALLA SALA (03/23_24) – PARTE 1 III TRIMESTRE STAGIONE 2023 / 2024

L’ORDINE DEL TEMPO

Fuori Concorso

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

di Liliana Cavani con Alessandro Gassmann, Claudia Gerini, Edoardo Leo, Ksenia Rappoport, Richard Sammel, Valentina Cervi, Fabrizio Rongione, Francesca Inaudi, Angeliqa Devi, Mariana Tamayo, Alida Baldari Calabria, Angela Molina

Liliana Cavani traspone per il cinema l’omonimo saggio di Carlo Rovelli sulla natura del tempo e la sua percezione umana. Per farlo costruisce insieme al co-sceneggiatore Paolo Costella il suo MELANCHOLIA (ricordate il bel film di Lars von Trier?). Ipotizza infatti che un campionario di varia umanità si ritrovi in una villa sul mare di Sabaudia per festeggiare un compleanno e apprenda grazie a uno di loro, prestigioso fisico, che un enorme meteorite si sta per schiantare sulla terra. Ognuno reagirà a modo suo, chi con ironia, chi con disincanto, nessuno con disperazione, e sarà per tutti l’opportunità di fare i conti con i desideri inespressi e i non detti della propria vita. Se si apprezzano lucidità e coraggio della regista carpigiana di dare forma narrativa a un saggio, contaminando la razionalità di un approccio scientifico con il calore degli affetti e delle conseguenti girandole sentimentali, si resta più in dubbio sull’oggetto del suo sguardo. Ci troviamo infatti davanti ai soliti altoborghesi di mezza età che sorseggiando cocktail su divani costosi, mentre danno ordini alla servitù filosofeggiano sulle sorti loro e del mondo. Animato da buonissime intenzioni, soccombe alla prova della visione, perché molte sequenze assumono un carattere dimostrativo, non limitandosi a far vivere e riflettere i personaggi, ma preoccupandosi costantemente di pungolare lo spettatore. Tra le varie cose che stridono per il modo forzato con cui sono messe in scena, la fuga nell’arte e nelle cose giuste (ci si sganascia davanti a Charlie Chaplin, ci si prende a cuscinate sulle note di Leonard Cohen), così come si fatica a credere al simpatico Edoardo Leo come luminare della scienza. Qua e là emergono tracce di vita, dolori veri, leggerezze, grevità, ma sono gocce in un mare di banalità e di personaggi che restano sulla carta, dove l’assunto sembra più essere “anche i ricchi piangono” piuttosto che “il tempo è una variabile soggettiva, usiamolo il più possibile al meglio”. Nel cast ognuno tenta di fare il suo dovere (solo Alessandro Gassmann rischia di buttarla sempre in commedia), ma a illuminare il gruppo è la ritrovata Ksenia Rappoport.

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