di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 6di Pablo Larraín con Angelina Jolie, Pierfrancesco Favino, Alba Rohrwacher, Haluk Bilginer, Kodi Smit-McPhee, Stephen Ashfield, Valeria Golino
Italia, Germania, Usa – durata 123’

Pablo Larraín, dopo Jackie e Spencer, con Maria, dedicato alla Callas, conclude la sua trilogia incentrata sulle figure femminile iconiche del XX secolo. La formula è sempre la stessa: circoscrivere il racconto a un momento particolare (nel caso specifico gli ultimi giorni a Parigi prima della morte) affidando il ruolo da protagonista a una star indiscussa. Dopo Natalie Portman e Kristen Stewart è quindi la volta di Angelina Jolie, cui spetta un compito decisamente arduo, perché la diva statunitense ha un viso molto riconoscibile, poco mimetico, e la distanza fisica tra lei e Maria Callas è abissale. Nonostante il suo indiscutibile talento e l’impegno per entrare nel personaggio non si sfugge quindi all’effetto “festa a tema”, con esiti che, sfiorando l’imitazione, rischiano il grottesco. È soprattutto questo il punto debole del film, insieme a una certa superficialità d’insieme.

La sceneggiatura, ancora una volta del fido Steven Knight, è ben strutturata, la trovata del fil rouge di un servizio giornalistico immaginario funziona a dovere, perché trasforma il film in una sorta di flusso di coscienza della protagonista, con gli eventi in ordine non cronologico ma in linea con il sentire emotivo del personaggio. Si evitano così le trappole del biopic tradizionale, spesso lineare, prevedibile e noiosetto. Funzionano anche i dialoghi ricercati, con botta e risposta efficaci e calzanti, ma svanito l’effetto nulla di nuovo o personale arriva per rielaborare il mito che circonda il personaggio. Che Maria Callas fosse talentuosa, fragile, inquieta e div(in)a, in fondo, lo sapevamo già. Perfetta, come sempre nelle opere di Larrain, la confezione, curatissima in ogni dettaglio, con costumi d’epoca in parte originali (nessuna pelliccia è stata acquistata per il film), scenografie di grande suggestione e la fotografia evocativa del fido Edward Lachman (l’anno scorso per El Conde è stato nominato all’Oscar). Pierfrancesco Favino e Alba Rohrwacher, nel ruolo dei domestici di fiducia, le uniche persone che la Callas voleva intorno a sé nel quotidiano, rischiano un po’ la macchietta.

