GLI INTROVABILI Rassegna cinematografica al cinema Odeon di Bologna  —  CINEMA IN FESTA – SETTEMBRE 2026 Giunge alla nona e ultima edizione

MINI-RECENSIONI DI VENEZIA 2026

Recensioni in pillole di tutti i film del concorso veneziano

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Quest’anno sono riuscito a vedere tutti i film del concorso, un concorso tra i migliori degli ultimi anni tra l’altro, alcuni li ho recensiti dal Lido durante il festival, ma ho pensato che possa essere utile e facilitare il confronto una PILLOLA STRAORDINARIA con tutti i film mini-brevemente recensiti.

INK di DANNY BOYLE
con Jack O’Connell, Guy Pearce, Claire Foy / Regno Unito / 116’
Si racconta con brio la rinascita, nel 1969, del quotidiano britannico The Sun in versione tabloid scandalistico, grazie alla spregiudicatezza del magnate Rupert Murdoch e all’intraprendenza del direttore Larry Lamb. Danny Boyle resta abbastanza in superficie senza prendere posizione, se non nei titoli di coda, ma ci regala un paio d’ore di cinema che agganciano fin dal primo, folgorante, confronto e scivolano che è un piacere.
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Voto 7,5

COMPANY di CASEY AFFLECK
con Nick Nolte, Ben Mendelsohn, Scoot McNairy, Adelaide Clemons, Caylee Cowan, Sydney Chandler, Indiana Affleck, Atticus Affleck / Canada, Romania, Italia, USA, Emirati Arabi Uniti / 92’
Pare alimentato dall’idea che mantenere un ritmo lasco e monocorde sia sinonimo di autorialità, ma questa storia nella storia nella storia si limita ad ammorbare, tra verbosità in eccesso, snodi prevedibili e personaggi non così interessanti come invece sembrano fermamente convinti di essere. Peccato, perché questo incrocio di linee temporali e generi che sfocia nell’horror aveva un buon potenziale.
Voto 5

UN PO’ DI LUCE di ALI ASGARI
con Misagh Zareh, Sadaf Asgari, Forouzan Jamshidnejad, Ramtin Daghigh, Mina Rahimzadeh / Iran, Svizzera, Italia, Canada, Turchia / 87’
Un medico iraniano viene arrestato, perdendo posto e dignità, per avere curato alcuni ribelli al regime picchiati durante una manifestazione. Il regista ci dimostra che si riesce a essere incisivi, facendo un film politico e sovversivo, con pochi mezzi, senza dover per forza urlare, shoccare o abbandonarsi a derive estetizzanti, grazie alla forza del racconto, alla gestione degli spazi e a bravi interpreti.
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Voto 7,5

RITORNO A BUENOS AIRES di MARCO BECHIS
con Adriano Giannini, Ana Celentano, Verónica Gerez, Olivia Nuss, Adrián Fondari, Paula Cohen, Marcelo Chaparro, Marcela Serli, Maria Laila Fernandez / Italia, Brasile / 104’
Marco Bechis torna nuovamente sui luoghi del suo trauma, vissuto in prima persona (nel 1977 fu sequestrato a Buenos Aires e tenuto prigioniero per 4 mesi). Il protagonista è un uomo chiamato dopo 33 anni a testimoniare contro i suoi aguzzini. Il ritorno a un passato doloroso farà riemergere ricordi ancora difficili da metabolizzare. Il regista adotta una prospettiva diversa rispetto ai precedenti Garage Olimpo e Figli/Hijos e, pur nella prevedibilità degli sviluppi, il film risulta interessante soprattutto nel suo affrontare il passato per parlare al presente.
L’incontro stampa con Marco Bechis e Adriano Giannini è qui
Voto 6,5

UN BON PETIT SOLDAT di STÉPHANE BRIZÉ
con Alba Rohrwacher, Vincent Lindon, David Talbot, Sharif Andoura / Francia / 102’
La responsabile delle risorse umane di una grande azienda assicuratrice si divide tra il lavoro (80%), in cui crede molto, e la famiglia (20%), da cui pretende la stessa efficienza che si autoinfligge ed esige sul lavoro. Si farà strada una nuova consapevolezza quando dovrà affrontare il caso di una collega oggetto di mobbing. Il regista francese continua con lodevole determinazione a farci ragionare sulle dinamiche del mondo del lavoro in un sistema capitalistico. Da vedere e discutere. Alba Rohrwacher dà al personaggio il giusto mix di determinazione e fragilità.
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Voto 7,5

IL FUOCO CHE TI PORTI DENTRO di EDOARDO DE ANGELIS
con Vanessa Scalera, Lino Musella, Elena Radonicich, Ivana Lotito, Tommaso Ragno / Italia / 93’
La famiglia è il covo di tutte le insidie. Il film di Edoardo De Angelis ce lo ricorda all’ennesima potenza in una sorta di Natale in casa Cupiello 2.0. Grande prova attoriale di Vanessa Scalera, mamma mostro che probabilmente un po’ tutti, direttamente o indirettamente, abbiamo conosciuto. Nulla di nuovo, inevitabilmente carico e un po’ teatrale, ma in grado di ribadire con solido mestiere il noto.
Voto 7

WOMAN UNKNOWN di MAY EL-TOUKHY
con Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Sanders / Danimarca, Svezia, Lettonia / 124’
Una donna cerca di ricostruirsi una vita al termine della Seconda Guerra Mondiale in Danimarca. Da cameriera/governante a nuova moglie del padrone di casa il passo potrebbe essere breve, ma un segreto del passato rischia di rovinarle i piani. Una tensione costante accompagna il percorso della protagonista per cui possiamo parteggiare o meno a seconda del nostro sentire. E questa ambivalenza fa bene a noi e al cinema. Discusso, ma centrato, Leone d’Oro: non è solo diretto da una donna, come da più parti si sente squittire, ma anche un bel film.
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Voto 7,5

BUCKING FASTARD di WERNER HERZOG
con Kate Mara, Rooney Mara, Orlando Bloom, Domhnall Gleeson / Irlanda, USA / 109’
Cinema fuori da ogni logica commerciale che segue solo le ossessioni del suo autore. Bello? Brutto? Who cares? L’importante è che esista ancora un cinema così, libero da tutto ed espressione di un afflato artistico personale e imprescindibile.
Senza voto

15/18 (A PLACE TO HEAL) di CÉDRIC KAHN
con Zoé Monpart, Malou Khebizi, Kenji Peyran, Patience Munchenbach, Sophie Guillemin, Cédric Kahn, Antoine de Foucauld, Jennifer Decker / Francia / 105’
A metà strada tra fiction e documentario racconta il quotidiano di un gruppo di giovani con problemi comportamentali all’interno del reparto di neuropsichiatria di un ospedale pubblico francese. L’ibrido che ne deriva finisce però per essere né carne, né pesce, con un andamento costantemente urlato in cui tutto sembra avere la stessa importanza. Risultato: del destino degli esagitati giovani protagonisti finisce per importarcene ben poco.
Voto 5,5

DAU di ILYA KHRZHANOVSKY
con Teodor Currentzis, Radmila Shegoleva, Anatoly Vasiliev, Vladimir Azhippo, Dmitri Tcherniakov, Dmitry Cheglakov, Demyan Kudryavtsev, Maria Nafpliotou / Germania, Francia, Ucraina, Svezia / 210’
Attraverso la storia del fisico teorico Lev Davidovič Landau si ripercorrono quarant’anni di storia dell’Unione Sovietica, dal 1928 alla fine degli anni ’60. Prima parte impegnativa ma folgorante, seconda più narrativa e meno potente. Opera monumentale, forse più interessante come progetto che per ciò che arriva sullo schermo. Meritato premio alla regia.
Voto 7,5

LOOK BACK di HIROKAZU KOREEDA
con Natsuki Deguchi, Aju Makita, Fuuri Nanase, Rokka Okada, Masaki Suda, Kankuro Kudo, Kayo Noro / Giappone / 100’
Nell’adattare un manga il regista giapponese racconta la profonda amicizia di due giovani talenti del disegno abilissime nel creare strisce a fumetti. Con sensibilità e cromatismi abbacinanti il film celebra il potere salvifico dell’arte. Il risultato affascina anche se si capta un certo calcolo nella contrapposizione tra il mondo idealizzato della prima parte e quello invece che non fa sconti della seconda.
Voto 7

POSSIBLE LOVE di LEE CHANG-DONG
con Jeon Do-yeon, Sul Kyung-gu, Zo In-sung, Cho Yeo-jeong / Corea del Sud / 164’
È molto bello quando un film affronta tematiche forti (le disuguaglianze sociali, i confini sottili tra aiuto e strumentalizzazione di un disagio, i chiaroscuri nei rapporti di coppia) e si fa specchio di una società (nel caso specifico sudcoreana) attraverso un racconto che non è solo l’esplicitazione di una tesi, ma un punto di vista complesso e sfaccettato che prende forma attraverso personaggi vivi e pulsanti. Dura quasi tre ore ma scivolano intense. Peccato non esca in sala, se non solo per pochi giorni prima della pubblicazione sul catalogo di Netflix.
Voto 8

WILD HORSE NINE di MARTIN MCDONAGH
con John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits, Parker Posey / Regno Unito, USA, Cile / 118’
Colpo di fulmine. Poco da aggiungere per un film che sembra perfetto in ogni sua parte, dalla scrittura che non perde mai un colpo alle interpretazioni stupefacenti, attraverso una regia in grado di mettere in scena, senza cedere al virtuosismo, il sentire conflittuale dei personaggi. Diverte e induce alla riflessione. Da vedere e rivedere.
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Voto 9

SUCCEDERÀ QUESTA NOTTE di NANNI MORETTI
con Louis Garrel, Jasmine Trinca, Hippolyte Girardot, Angela Finocchiaro, Melina Åkerman, Elena Lietti, Andrea Lattanzi, Antonio De Matteo, Nanni Moretti / Italia, Francia, Spagna / 103’
La voglia di leggerezza di Nanni Moretti contagia una commedia romantica che si sviluppa nell’arco di 17 anni in cui i due protagonisti, anime gemelle in altre faccende affaccendate, si inseguono, perdendosi e ritrovandosi. Chi ama il regista e si aspetta sempre e solo che dica “qualcosa di sinistra” resterà deluso, gli altri lo ameranno. Il problema del film è quindi soprattutto negli occhi di chi guarda.
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Voto 7,5

PRIMETIME di LANCE OPPENHEIM
con Robert Pattinson, Merritt Weaver, Skyler Gisondo, Phoebe Bridgers / USA / 107’
Come è successo che l’indagine investigativa sia diventata un prodotto televisivo da prima serata? Il film ce lo racconta attraverso le gesta del cinico conduttore televisivo Chris Hansen, punto di riferimento della cultura pop statunitense. Lo stile è quello delle inchieste televisive originali, c’è molta attenzione alla forma e alle dinamiche della tv spazzatura, ma il film ha uno sviluppo narrativo un po’ inerte: arriviamo alla fine sapendo le stesse cose che sapevamo fin dall’inizio. Robert Pattinson è anche bravo, ma a che pro?
Voto 6

THE ECHO CHAMBER di ANDREA PALLAORO
con Luca Marinelli, Alicia Vikander, Susan Sarandon / Italia, Belgio / 120’
L’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci racconta un amore tossico attraverso l’intesa tra un lui (un produttore discografico dipendente dai farmaci per il costante mal di schiena) e una lei (la fisiatra che lo cura e gli procura i farmaci) che rimane sempre sospeso in un limbo mai davvero comunicativo. Una interessante gestione degli spazi non compensa il poco interesse suscitato dai due protagonisti che prillano a vuoto per tutto il film limitandosi a essere respingenti. Susan Sarandon graffia con la voce.
Voto 5,5

UN PEU AVANT MINUIT di NICOLAS PARISER
con Melvil Poupaud, Chiara Mastroianni, Golshifteh Farahani, Léonie Simaga, Clara Pacini, Anaïs Demoustier, Micha Lescot / Francia / 111’
Approfittando di una tappa forzata a Parigi, un cinquantenne ripercorre le sue storie d’amore alla luce della messa in discussione dei valori patriarcali con cui è cresciuto. Dialoghi fitti fitti accompagnano il girovagare di Melvil Poupaud per le strade della Ville Lumière. C’è chi si è annoiato, io l’ho trovato un po’ verboso, ma è la sua cifra stilistica e prova a sviscerare a modo suo la complessità di temi caldi e contemporanei.
Voto 7

L’ESTRANEA di PAOLO STRIPPOLI
con Jasmine Trinca, Romana Maggiora Vergano, Adriano Giannini, Valeria Bruni Tedeschi / Italia, Francia, Belgio / 115’
Cinema perturbante che pesca da un soggetto a stretto confine con Stephen King e lo porta alle estreme conseguenze tenendo con il fiato sospeso per tutta la sua durata. Duello non solo tra personaggi, ma anche fra attrici: Jasmine Trinca si conferma versatile e Valeria Bruni Tedeschi diabolica. Per chi ama il genere horror uno spasso.
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Voto 7,5

MR. NELSON, DID YOU KILL PEOPLE? di SHINYA TSUKAMOTO
con Rodney Hicks, Geoffrey Rush, Mark Merphy, Tatyana Ali, Lily Franky / Giappone, USA, Thailandia, Vietnam / 116’
Mr. Nelson è un Tetsuo fuori dal contesto cyberpunk ma ugualmente solo e disadattato. Ad averlo annullato psicologicamente è la guerra del Vietnam in cui ha spietatamente ucciso molte persone. Grazie a uno psicologo affronterà un lungo e doloroso percorso che gli farà capire che non è solo vittima, ma anche carnefice. Tanti i film sul Vietnam, pochi quelli che responsabilizzano chi ha scelto di uccidere in modo così crudo e diretto.
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Voto 7,5

NAZA di YUVAL ABRAHAM, RACHEL SZOR
Regno Unito / 80’
Di alcuni film si fatica a parlare lucidamente perché prevalgono urgenza e messaggio su forma e contenuto. Qui il tema bruciante si sviluppa intervistando sui tetti di Tel Aviv 24 membri dell’esercito e dell’intelligence israeliana coinvolti nelle operazioni militari a Gaza. Una formula alla lunga ripetitiva senza che le premesse siano del tutto chiare. Si parla di protezione delle fonti con camuffamento delle voci, ma nella penombra gli intervistati paiono comunque riconoscibili (un collega di lavoro non faticherebbe a identificarli) e richiede cieca fiducia nei due registi visto che per evitare ripercussioni nessuno si espone direttamente. Un po’ troppe ambiguità per un documentario d’inchiesta.
Voto 6,5

BUNKER di FLORIAN ZELLER
con Penélope Cruz, Javier Bardem, Stephen Graham, Paul Dano, Patrick Schwarzenegger / Francia, Spagna / 126’
Una coppia (nella vita e nella finzione) entra in crisi quando a lui, archistar, viene commissionata la costruzione di un bunker di lusso, da un magnate della comunicazione, per fronteggiare un’eventuale apocalisse e lei vede nell’accettazione del lavoro la caduta dei valori etici e morali in cui, insieme, hanno sempre creduto. Bello spunto, seducente la gestione degli spazi, bravi e belli gli interpreti, ma è un film a tesi e la sceneggiatura si premura di giustificarla e spiegarla lasciando poco spazio alla rielaborazione personale.
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Voto 6,5

2 commenti su “MINI-RECENSIONI DI VENEZIA 2026”

  1. Interessante che in mr nelson troviamo il capovolgimento tra responsabilità e vittimismo di chi si sente solo vittima,
    Per bucking fastard verrebbe da chiederti una pillola di commento in più

    1. diciamo che ha poca importanza che piaccia o meno, è importante che ci sia. Va in qualche modo oltre, nel bene e nel male, per cui va visto a prescindere.

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