di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7.5Titolo originale: Nelson san, anata wa hito wo koroshimashitaka?
Regia: Shinya Tsukamoto
Interpreti: Rodney Hicks, Geoffrey Rush, Tatyana Ali, Mark Merphy, Lily Franky
Paese: Giappone, U.S.A., Thailandia, Vietnam
Anno: 2026
Durata: 116 minuti

Di film sul Vietnam ne abbiamo visti moltissimi, anche sul ritorno al quotidiano dopo i mesi di guerra sul campo, ciò che differenzia Mr. Nelson, Did You Kill People? è che a dirigerlo è il regista giapponese Shinya Tsukamoto. Si dice che ogni regista continui a girare sempre lo stesso film, fedele alle proprie ossessioni, e il nuovo protagonista, Mr. Nelson, altri non è che un Tetsuo privato del contesto cyberpunk, ma simile per la solitudine, derivante da una mutazione emotiva post Vietnam, che lo rende una sorta di alieno sociale, incapace di scendere a patti con i propri demoni. L’opera di Tsukamoto è un potente atto d’accusa contro ogni guerra, perché ci mostra la completa trasformazione che subisce chi decide di cedere al lato oscuro. Alla base del film c’è l’omonimo libro autobiografico e di memorie scritto da Allen Nelson, marine afroamericano diventato poi attivista pacifista. In giovane età decise di arruolarsi nei Marines per fuggire alla discriminazione e a una vita di stenti, ma quella che credeva un’opportunità si tradusse in un lavaggio del cervello improntato alla sopraffazione e alla violenza che lo avrebbe segnato per sempre. Sono soprattutto due gli elementi che differenziano il film di Tsukamoto dai tanti che hanno affrontato le conseguenze del disturbo da stress post-traumatico. Il primo è che il punto di vista è filtrato dallo sguardo di un regista giapponese. Il protagonista viene addestrato in una base statunitense a Okinawa ed è lì che cominciano le brutalità delle giovani reclute nei confronti della popolazione locale che raggiungeranno il culmine sul campo di battaglia in Vietnam, in cui moltissimi civili indifesi, con la scusa che avrebbero potuto nascondere e proteggere Viet Cong, verranno massacrati senza pietà. Il secondo elemento è invece la progressiva responsabilizzazione del protagonista attraverso la psicoterapia. Sarà solo dopo anni di sedute con lo stesso psicologo, in cui l’ora di dialogo si conclude sempre con la stessa domanda (“why did you kill people?”) che Nelson riuscirà a rispondere sinceramente andando a fondo di sé e abbandonando ogni difesa. Un cammino interiore lento e doloroso che lo porterà a prendere coscienza delle proprie responsabilità, trovando un equilibrio tra il suo essere vittima degli eventi e sanguinario carnefice nei confronti di una popolazione inerme. Sarà quando riuscirà a maturare una risposta difficile da accettare (Mr. Nelson uccide perché vuole uccidere) che il protagonista concluderà il suo percorso di guarigione e potrà tornare gradualmente a vivere la sua vita che dedicherà a una massiccia campagna pacifista in giro per il mondo, con oltre 1.200 conferenze solo in territorio giapponese. Un’opera che colpisce nel profondo, impegnativa, anche per la violenza esibita, apparentemente gratuita e insistita ma necessaria per farci comprendere l’abisso del protagonista. Se tanti film sul Vietnam hanno mostrato la voragine interiore di chi, sopravvissuto al conflitto, prova a reinserirsi nel quotidiano, pochi si sono concentrati in modo così viscerale sulla presa di coscienza di chi a quel sistema di valori improntati all’odio e alla violenza estrema si è assoggettato pensando di essere dalla parte giusta della Storia. Cinema per non dimenticare e per approfondire le radici del male.

