UN ANNO DI SCUOLA

Dalla sezione "Orizzonti" del Festival di Venezia

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

di Laura Samani con Stella Wendick, Giacomo Covi, Pietro Giustolisi, Samuel Volturno

Italia, Francia 2025 – durata 102′

Laura Samani, dopo l’apprezzata opera prima Piccolo corpo, caso cinematografico del 2021, traspone l’omonimo romanzo di Giani Stuparich passando dalla Trieste del 1909, città natale della regista, a quella del 2007. C’è molto di sé in questo percorso di formazione che racconta l’ultimo anno delle superiori di una ragazza, la svedese Fred, trasferitasi da poco a Trieste per il lavoro del padre cacciatore di teste, e unica donna nella classe di soli maschi di un istituto tecnico. La protagonista passa dall’essere quella guardata e sotto gli occhi di tutti a inizio film, la straniera con tutto l’esotismo che ciò comporta, al diventare quella che guarda a fine film, con una nuova e piena consapevolezza di sè. In mezzo un anno di scuola in cui troverà modo di aprirsi un varco in un’agape maschile composta da tre ragazzi, amici di sempre, di cui diventerà inevitabile oggetto del desiderio creando fratture, riconciliazioni e prese di coscienza. Il film racconta il viaggio nei tumulti della tarda adolescenza, quando si è quasi adulti ma ancora acerbi, affamati di vita e di esperienze e in cerca di una propria identità. Un momento della vita in cui tutto è all’ennesima potenza, ogni trauma sembra insuperabile e ogni conquista per sempre. L’ambientazione in un passato recente eppure lontanissimo, considerando che i social dovevano ancora affermarsi, mostra l’evoluzione che il linguaggio e il modo di comunicare hanno subito in pochi anni. Una scritta offensiva sui muri ora sarebbe una foto o un post su qualche social. Non cambia la sostanza, ma sicuramente l’eco con cui un atto di bullismo ha modo di riverberarsi: una scritta sui muri si cancella, una foto sul web può replicarsi all’infinito. A colpire del film è soprattutto la complicità del cast che trova gesti, sguardi e parole molto credibili, con molta attenzione ai corpi e al loro interagire per cercare difficili sincronie. Un percorso, quello creato dalla regista, molto personale (il 2007 è l’anno in cui anche lei ha fatto la maturità e ha letto il libro di Stuparich), ma anche universale, in cui tutti potranno trovare tracce del proprio vissuto con cui confrontarsi.

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