GLI INTROVABILI Rassegna cinematografica al cinema Odeon di Bologna  —  CINEMA IN FESTA – SETTEMBRE 2026 Giunge alla nona e ultima edizione

WILD HORSE NINE

Colpo di fulmine

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 9

Regia: Martin McDonagh
Interpreti:
John Malkovich, Sam Rockwell, Steve Buscemi, Mariana Di Girolamo, Ailín Salas, Tom Waits, Parker Posey
Paese:
Regno Unito, USA, Cile
Anno:
2026
Durata:
118 minuti

Martin McDonagh è prima di tutto un grande sceneggiatore. Costruisce personaggi straordinari e li colloca in storie, anche complesse e piene di sottotrame, sciolte con disinvoltura senza mai scegliere la strada più scontata. Succede lo stesso con Wild Horse Nine che propone una nuova strana coppia collocandola in terra straniera (In Bruges è nell’aria) che dovrà fare i conti con il proprio turbolento passato in vista dell’incerto futuro. La vicenda parte da Santiago del Cile in cui, nel 1973, alla vigilia del colpo di Stato militare con cui Augusto Pinochet avrebbe rovesciato il governo democratico del presidente socialista Salvador Allende, due vecchie volpi della CIA vengono inviate in misteriosa missione, a 3.700 chilometri di distanza, sull’Isola di Pasqua. Le caratteristiche del cinema di Martin McDonagh ci sono tutte: c’è un’irresistibile coppia male assortita i cui botta e risposta al vetriolo regalano battute memorabili; c’è l’isolamento geografico dei protagonisti che li porta a una inesorabile resa dei conti; c’è il prevalere delle sfumature, per cui i personaggi sono moralmente discutibili, hanno fatto cose tremende, ma sono anche capaci di slanci affettivi inattesi e c’è il black humour con cui tutta la vicenda è filtrata. A partire dall’idea di base con cui si denunciano senza tanti fronzoli le nefandezze della politica estera U.S.A. evitando di cadere nella retorica e nella spiegazione, ma mettendo in scena due protagonisti che quelle nefandezze hanno contribuito a realizzarle. Il film diventa così un diretto atto d’accusa che si configura come un’amara, caustica e profonda riflessione storica. La cosa bella è che tutto avviene ridendo di gusto, ma senza mai rendere meno drammatiche le tragedie di cui si parla. Un sottile e difficile equilibrio che il regista e sceneggiatore non perde mai costruendo un grande spettacolo, anche visivo, con l’Isola di Pasqua che diventa protagonista trasversale e perfetto contraltare del bilancio esistenziale a cui si abbandonano, in modo differente ma ugualmente struggente, i due protagonisti. Determinante l’alchimia tra Sam Rockwell, mai debordante, e un ritrovato John Malkovich, finalmente in un ruolo centrato dopo tante interpretazioni “alimentari”. Cinema da gustare tutto d’un fiato e da non perdere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *