GLI INTROVABILI Rassegna cinematografica al cinema Odeon di Bologna  —  CINEMA IN FESTA – SETTEMBRE 2026 Giunge alla nona e ultima edizione

WOMAN UNKNOWN

Il vincitore del Leone d'Oro

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7.5

Titolo originale: Kvinde Ukendt
Regia: May el-Toukhy
Interpreti: Mathilde Arcel, Carsten Bjørnlund, Thorbjørn Hedegaard, Marina Bouras, Mia Plantin, Sofia Nolsøe, Flora Yde Sander, Mikael Birkkjær, Joen Højerslev
Paese: Danimarca, Svezia, Lettonia
Anno: 2026
Durata: 124 minuti

Nel 1945, al termine della Seconda Guerra mondiale, la Danimarca, come tutta l’Europa, vive un momento di euforia, in cui l’assenza di regole giuridiche, in grado di gestire le conseguenze del conflitto, determina un vuoto riempito dall’iniziativa personale. Sono stati molti i regolamenti di conti in cui chi veniva considerato simpatizzante degli eserciti occupanti subiva conseguenze che potevano portare dalla pubblica umiliazione alla morte. Anche di questo parla il rigoroso film di May el-Toukhy – regista danese del controverso Dronningen (all’origine del remake francese Ancora un’estate diretto da Catherine Breillat) e di alcune puntate di The Crown – che rende centrale una figura solitamente invisibile, quella delle collaboratrici orizzontali, le numerose donne che durante la guerra intrecciarono relazioni con il nemico. La protagonista si è conquistata nel silenzio, a forza di piccoli passi progressivi, una nuova rispettabilità ed è molto vicino alla svolta. Si tratta infatti di una donna che lavora come bambinaia e domestica per un uomo più anziano, il ricco proprietario di una fabbrica di guanti, di cui diventerà presto moglie. Un salto di rango che ha cercato con grande determinazione per garantirsi una vita migliore. Il passato però bussa alla porta nell’incontro con una vecchia conoscenza e una svastica disegnata sulla porta di casa potrebbe fare vacillare il suo piano. Con una sottile tensione il racconto progredisce attraverso ostacoli e retroscena che contestualizzano senza spiegare, lasciando che sia il non detto a parlare, gli sguardi a raccontare, il silenzio ad amplificare. Si parla di seconde opportunità, in fondo un classico del cinema, ma in un periodo in cui reinventarsi era particolarmente difficile. La regista trova un approccio molto empatico che rende centrale il corpo della protagonista, martoriato da un parto doloroso che ha lasciato conseguenze da gestire e merce di scambio sia prima che dopo la guerra, un corpo che è l’unico elemento femminile che pare avere rilevanza nella considerazione maschile. Un abito nuziale apre e chiude il film. All’inizio è nel buio di una stanza, ancorato a un passato da lasciarsi alle spalle, alla fine rivestirà il corpo della protagonista di nuova luce, sempre sotto il vigile e severo sguardo di un uomo dall’unico potere decisionale. Il film ci mette in una posizione scomoda, non sappiamo come porci nei confronti della protagonista, del suo progetto e della sua evoluzione o, meglio, ognuno lo farà in base ai suoi valori e al suo vissuto ed è questa la forza di un cinema che non giudica ma pone domande lasciando a noi le risposte. Molto intensa la protagonista Mathilde Arcel che lavora sul suo personaggio di sottrazione; non è attraverso le parole che capiamo cosa la turba, ma nella compostezza a cui si abbandona per sopravvivere al suo segreto. Ha vinto, abbastanza a sorpresa, il Leone d’Oro al Festival di Venezia e la Coppa Volpi per l’intepretazione della protagonista Mathilde Arcel.

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