MASPALOMAS

In Concorso al Festival di San Sebastian

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 8

di Aitor Arregi, Jose Mari Goenaga con José Ramón Soroiz, Nagore Aranburu, Kandido Uranga, Zorion Eguileor, Kepa Errasti

Spagna 2025 – durata 115′

Vicente ha 76 anni. Il film comincia mostrandolo tra le dune di Maspalomas, alle Canarie, in cerca di compagnia maschile che trova senza troppa difficoltà. Vive una vita all’insegna della spensieratezza nonostante l’età avanzata. Ha da poco rotto con il compagno ma si diverte, ha amici, fa sesso quando vuole e con chi vuole, è immerso nel fermento di una città che non sembra dormire mai, insomma, si gode la vita. Tutto cambia quando un ictus lo rende di colpo invalido. Le sue condizioni di salute rendono necessario un lungo periodo di convalescenza che lo riporta a San Sebastian, sua città di origine, in una casa di cura, obbligandolo a riprendere contatto con la figlia, con cui non parla da 25 anni, da quando aveva lasciato la famiglia per vivere la propria omosessualità. È un percorso di formazione al contrario quello impostato dal regista, perché il protagonista, tornando a calarsi nella realtà da cui è fuggito per vivere una vita libera e piena, decide di nascondere la propria omosessualità e scoprirà che forse non ha accettato fino in fondo la sua strada. Con uno stile asciutto, anche ruvido a volte, per nulla retorico, il regista affronta lo scavo di un personaggio immergendoci nel suo sentire. Una scrittura brillante, un protagonista strepitoso (José Ramón Soroiz, popolare attore basco), un riuscito equilibrio tra dramma e commedia (si ride parecchio, ma ci si commuove anche), ci ricorda la potenza del cinema quando non si dimentica di avere anche un pubblico. Nulla contro progetti meno immediati e più autoriali (qualsiasi cosa significhi e implichi), ma abbandonarsi al piacere di un racconto che scorre e coinvolge con intelligenza è merce sempre più rara. È un cinema militante quello dei registi Jose Mari Goenaga e Aitor Arregi, ma non a senso unico, soprattutto non per forza conciliante e per nulla televisivo, anche solo per l’audacia di molte sequenze che in televisione non troverebbero spazio e che ci ricordano come il cinema sia un luogo di sperimentazione dove tutto è possibile, non solo quello che gli sponsor e il perbenismo dilagante ritengono opportuno.

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