LAGHAT – UN SOGNO IMPOSSIBILE

Da una storia vera

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

di Michael Zampino con Lorenzo Guidi, Carlotta Antonelli, Hippolyte Girardot, Edoardo Pesce

Italia, Francia  2025 – durata 105’

L’intervista al regista Michael Zampino è qui.

Il film di Michael Zampino ha un pregio subito evidente, non trasforma il mondo dell’ippica in una cornice come un’altra, ma lo rende protagonista trasversale mettendolo in scena con grande rispetto, attenzione ai dettagli e credibilità. Lo stesso giovane protagonista Lorenzo Guidi (che prima del film non era mai salito su un cavallo) non imita i gesti di un fantino, ma li fa suoi e il suo rapporto con il cavallo Laghat è uno degli aspetti più interessanti del film. La storia trae origine del libro di Enrico QuerciLaghat, il cavallo normalmente diverso” e viene trasposta liberamente raccontando la ricerca del proprio posto nel mondo del figlio di un antiquario, non esente da loschi traffici, che vorrebbe realizzarsi come fantino, ruolo in cui si era distinto come giovane promessa per poi seguire gli affari della famiglia. Il padre gli vuole molto bene, ma è anche ingombrante, manipolatore e pur dandogli agio e la possibilità di seguire la sua propensione, lo lavora ai fianchi per fargli sorgere sensi di colpa e riportarlo sotto la sua ala, protettrice ma anche sfruttatrice. Si parla quindi di figli che devono riuscire a distaccarsi dai genitori e da un contesto familiare tossico, peggiorato anche dal rapporto con il fratello pregiudicato. La sceneggiatura è però attenta a non procedere a senso unico, ogni personaggio ha infatti ragioni e torti e il processo di crescita del protagonista passa proprio attraverso la sua capacità di trovare una propria voce da seguire nonostante nessuna scelta sia indolore. Ben costruito anche il rapporto con il suo allenatore, un uomo ormai anziano che crede nel suo potenziale e diventa per il giovane una figura quasi paterna, in cui trovare poche parole ma quelle giuste. Anche la liason con un’addetta al maneggio è gestito evitando il più possibile i cliché. E poi c’è Laghat, il purosangue cieco da un occhio, con cui il protagonista stabilisce un legame di fiducia reciproca che lo porterà a maturare sia come fantino che come persona. Colpiscono la solidità dell’impianto, tradizionale nel porsi come obiettivo quello di raccontare con la giusta sensibilità una bella storia, l’attenzione alla scrittura, mai banale nel connotare i personaggi e sviluppare il racconto, il montaggio che imprime ritmo e una tensione sottile all’azione, anche nelle sequenze delle gare di corsa dei cavalli, e l’intensità della recitazione. Un film che con la giusta promozione potrebbe arrivare al cuore di molti.

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