di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Voto: 7di Miguel Ángel Jiménez con Willem Dafoe, Vic Carmen Sonne, Emma Suárez, Joe Cole
Grecia, Spagna, Olanda, UK – 2025 – durata 103’
Le riunioni di famiglia nascondono sempre insidie e sono occasioni per rese dei conti definitive. Se, poi, di mezzo ci sono i soldi, molti soldi, le cose si complicano ulteriormente. Cinema, letteratura e vita ce lo ricordano continuamente e il regista spagnolo Miguel Ángel Jiménez non inventa nulla, ma dosa bene gli ingredienti che sono, ovviamente, sempre gli stessi: disfunzionalità familiari, conflitti di classe, location spettacolari e colpi di scena. Qui siamo dalle parti della serie TV Succession, con un magnate padrone di mezzo mondo, arricchitosi spropositatamente con il traffico di armi, che riunisce la schiera di sottoposti e familiari, anche loro sottoposti, in un’isola nel cuore del Mediterraneo per festeggiare i 25 anni della figlia. Sull’atmosfera all’apparenza gaudente incombe il dramma di un altro figlio, morto in un incidente anni prima, e tutta una serie di segreti e bugie che nel corso della serata avranno modo di emergere e deflagrare. Il capofamiglia ha un piano terribile, ma anche la figlia ne ha uno che farà cadere progressivamente tutte le maschere. Nulla di nuovo sotto il sole, la famiglia covo di tutte le insidie e la folta schiera di parassiti disposta a tutto pur di non perdere i propri privilegi, ma il regista sfrutta bene la location esotica e insinua una tensione serpeggiante che alimenta la curiosità di capire fino a dove si potranno spingere i personaggi in quella che evolve come una non imprevedibile, ma sicuramente ben condotta, discesa agli inferi. Riesce anche a costruire un cattivo memorabile che Willem Dafoe interpreta meravigliosamente, ammantandolo di umanità e giganteggiando senza eccedere in un ruolo già di suo molto carico. Un uomo senza scrupoli che non accetta compromessi, pronto a tutto pur di portare avanti i suoi discutibili ideali basati su controllo, dominio e possesso, ma con una sua etica di fondo. Per Dafoe che, oltre a sfoggiare il consueto carisma, balla, canta e si denuda con generosità, un vero e proprio one man show. Interessante il finale in cui recita, senza cantare, il testo di “Don’t Let Me Be Misunderstood”, perfetto compendio dei conflitti del suo personaggio.

