di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Si è concluso il Torino Film Festival. Sono stato solo alcuni giorni e ho visto solo una minima parte delle opere presentate, come spesso accade, poche di quelle premiate, ma poco importa, sono tornato molto volentieri dopo davvero tanti anni in cui per un motivo o per l’altro non andavo. In venti anni sono cambiate molte cose, varie direzioni si sono succedute e ognuna ha cercato di dare il proprio contributo per imprimere una direzione. Il Direttore Artistico Giulio Base, coadiuvato da una squadra giovane e grintosa, ha portato il suo sentire pop e cinefilo cercando un equilibrio non semplice tra le varie anime di un festival nato come estremamente rigoroso ed evoluto in linea con tempi più bisognosi di red carpet per arrivare a un pubblico il più ampio possibile. Per alcuni un tremendo tradimento, per altri, a cui mi accodo, un tentativo riuscito di rilanciare una importante manifestazione internazionale che aveva bisogno di nuove energie per non soccombere, dopo varie edizioni passate nell’indifferenza mediatica.



Nelle file fatte per accedere in sala mi sono attivato in modalità giornalista e ho chiesto a chi mi era vicino cosa ne pensasse del festival ricevendo commenti di ogni tipo. Eccone alcuni:
“Continuo a venire da quando ero giovane, per me è un appuntamento imprescindibile, la svolta pop non mi interessa particolarmente, ma non mi disturba nemmeno, a ognuno il festival che gli pare!”.
“Vengo solo per la retrospettiva di Paul Newman”
“Per me il festival è vedere un film nella sala 2 del cinema Romano, mi siedo lì in mezzo a persone che non conosco ma con cui condivido la stessa passione, lo schermo è grande, il mondo è fuori, che volere di più?”
“In passato c’era più cinefilia, ma anche meno capacità di trasmetterla”
“È tutto mainsteam, preferivo il festival come territorio di scoperta!”
”Perché concentrare tutti i premiati in due giorni mettendoli insieme senza un motivo preciso che non sia di logistica?”
“Ci sono meno film di un tempo, ma per me non è un male, prima correvo sempre da una parte all’altra, adesso vado con più calma!”
“Vengo da Genova”, mi dice una ragazza molto giovane, “cerco di vedere più film che posso, l’unica cosa negativa è che per dormire si spende troppo!”
“C’è stato un periodo in cui c’erano troppi western e film che non interessavano a nessuno, meglio ora!”
“Avevo smesso di venire e ho ricominciato l’anno scorso!”
E ora veniamo ai premi di questa edizione.
CONCORSO LUNGOMETRAGGI

La giuria del Concorso Lungometraggi presieduta da Ippolita di Majo (Italia) e composta da Lolita Chammah (Francia), Wannes Destoop (Belgio), Sergei Loznitsa (Ucraina) e Giona Nazzaro (Italia), assegna i premi:
– Premio per il miglior film (20.000 euro): THE GARDEN OF EARTHLY DELIGHTS di Morgan Knibbe.
– Premio speciale della Giuria (7.000 euro): IDA WHO SANG SO BADLY EVEN THE DEAD ROSE UP AND JOINED HER IN SONG di Ester Ivakič.
– Premio per la miglior sceneggiatura: AILLEURS LA NUIT di Marianne Métivier.
– Premio per le migliori performance a Sadie Scott (FUCKTOYS) e Maria Wróbel (QUE MA VOLONTÉ SOIT FAITE).
CONCORSO DOCUMENTARI


La giuria del Concorso Documentari presieduta da Giovanna Gagliardo (Italia) e composta da Orkhan Aghazadeh (Azerbaijan) e Gianluca e Massimiliano De Serio (Italia), assegna i premi:
– Premio per il miglior film (10.000 euro): SEEDS di Brittany Shyne.
Motivazioni: “Per la capacità di raccontare per immagini potenti la vita quotidiana di una comunità, costretta a subire l’ipocrisia delle parole delle leggi“.
– Premio speciale della Giuria: COEXISTENCE, MY ASS! di Amber Fares.
Motivazioni: “Come attraverso l’ironia si possa raccontare la complessità di una tragedia“.
– Menzione speciale a BOBÒ di Pippo Delbono.
Motivazioni: “Siamo grati alla saggezza che c’è nella follia“.
CONCORSO CORTOMETRAGGI

La giuria del Concorso Cortometraggi presieduta da Lina Sastri (Italia) e composta da Paolo Maria Spina (Italia) e Sergio Toffetti (Italia), assegna i premi:
– Premio per il miglior film (3.000 euro): WHAT HAVE YOU DONE, ZARINA? di Camila Sagyntkan.
Motivazioni: “Camila Sagyntkan racconta con sensibilità e coraggio la vicenda di una ragazza quindicenne incinta dopo una violenza. Una messa in scena rigorosa intreccia, con le contraddizioni di una famiglia patriarcale e le ingiustizie sociali, il dramma psicologico di Zarina, nell’intensa interpretazione di Yenlik Kozike, tentata di rivolgere su di sé il senso di colpa accentuato dai pregiudizi arcaici della sua comunità“.
– Premio speciale della Giuria: 175 di Sepehr Nosrati.
Motivazioni: “Con una messa in scena di notevole impatto dinamico, Nosrati ci mette di fronte alle contraddizioni di uno dei temi centrali della politica e della società europea, l’immigrazione“.
– Menzione speciale a FIN di Ward Kayyal.
Motivazioni: “Per aver tradotto con sintesi emozionante la dialettica tra guerra e normalità nel dramma palestinese“.
PREMIO FIPRESCI

La giuria composta dai critici cinematografici Igor Angjelkov (Macedonia), Chiara Spagnoli Gabardi (Italia) e Paul Risker (Regno Unito), assegna il premio FIPRESCI (Premio della Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica) a:
THE ANATOMY OF THE HORSES di Daniel Vidal Toche.
Motivazioni: “Il film riflette su una verità necessaria: la rivoluzione è fatta di azione e spargimento di sangue, ma è uno stato d’animo destinato al fallimento. Questa sensibile esplorazione della cultura indigena prende vita attraverso un realismo magico, attingendo allo spirito di Eadweard Muybridge. Come opera di poesia visiva, inattaccabile dal tempo, il film dimostra che ciò che l’uomo ha tenuto in cattività è più libero dell’essere umano“.
Appuntamento all’edizione 2026 che sarà dedicata a Marilyn Monroe. “Dopo due centenari che era doveroso celebrare, Brando nel 2024 e Newman nel 2025 ”, ha detto il Direttore Artistico Giulio Base, “nel 2026 la retrospettiva sarà dedicata a una donna, nel centesimo anniversario della sua nascita: Marilyn Monroe. Non soltanto un’attrice, ma un mito, un’icona luminosa dell’immaginario collettivo. L’immagine scelta per il 44° Torino Film Festival proviene dal suo ultimo servizio fotografico, realizzato pochi giorni prima della scomparsa: uno scatto che custodisce bellezza e fragilità, con quel lieve senso di nostalgia del futuro, come se sapesse di essere destinata a vivere nell’eternità più che nel presente”.
