di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Compie 8£ anni MICHAEL HANEKE, regista austriaco icona del disagio. Al centro della sua visione famiglie disfunzionali, l’alienazione borghese, riflessioni trasversali sul cinema e le sue capacità manipolatorie e una violenza di cui sentiamo tutto il peso anche se resta fuori campo.
Nei suoi film sono più le domande delle risposte. Lo spettatore smette di essere oggetto passivo per diventare presenza attiva che deve decifrare ciò che vede in base alla propria sensibilità.
Anche per gli attori che lavorano con lui partecipare al processo creativo di opere così poco concilianti non deve essere semplice. Ad esempio, ha dichiarato Tim Roth, protagonista del remake in lingua inglese di Funny Games : «È stato il film più disturbante tra tutti quelli che ho fatto. Sono state cinque settimane di lacrime. È stato brutale: si è trattata di una delle volte peggiori sul set per me. Non avrei mai voluto guardarlo!»
Sono due le attrici che hanno contribuito a creare il suo immaginario disturbante: Juliette Binoche e Isabelle Huppert.
Ha dichiarato il regista «I miei film sono una sorta di consapevole omissione del lato bello della vita» e non si può che dargli ragione, perché le sue opere scuotono nel profondo lasciando un’inquietudine a cui si torna più volte a distanza di tempo dalla visione. A parlare è la sua filmografia:
Il settimo sontinente (1989)
Benny’s Video (1992)
71 frammenti di una cronologia del caso (1994)
Funny Games (1997)
Storie (2000)
La pianista (2001)
Il tempo dei lupi (2003)
Niente da nascondere (2005)
Funny Games (2007)
Il nastro bianco (2009)
Amour (2012)
Happy End (2017)
Nel 2018 era stata annunciata una serie tv che avrebbe dovuto dirigere, Kelvin’s Book – ambientata in un futuro distopico dove un gruppo di giovani durante un volo è costretto a un atterraggio di emergenza che gli fa prendere consapevolezza del vero volto del oro paese di origine, lo stato del loro paese per la prima volta – ma pare che il progetto, nonostante fosse stato completamente sviluppato, sia stato ufficialmente accantonato.
Quale suo film vi ha più sconvolto?
Io, tra quelli che ho visto, metto al primo posto Funny Games, l’originale del 1997, perché il remake americano mi manca, e poi, sicuramente, La pianista. Entrambi feroci, lucidi e chirurgici nel fare perdere allo spettatore ogni certezza. Ma anche un titolo come Happy End, che può sembrare minore perché aggiunge poco al suo stile, riesce a immergerci nel malessere, dei personaggi ma anche nostro. Avrei una voglia matta di una retrospettiva a lui dedicata per recuperare i film che mi mancano. A incuriosirmi sono soprattutto i suoi primi film.
Ho scattato la foto di copertina al Festival di Cannes 2017, dove il regista è un habitué.
Ecco le locandine di tutti i suoi film:












