di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Compie 74 anni RON PERLMAN, attore dalla fisicità prorompente e dalla capacità di trasformarsi in qualsiasi cosa, tanto che è davvero raro vederlo al naturale e senza il supporto di trucco e parrucco.
Debutta ne La guerra del fuoco nel 1981 e la sua ultima interpretazione è nella commedia Mio padre è un sicario.



In mezzo quarant’anni di personaggi memorabili in cui ha riversato tutte le sue doti camaleontiche, tra cui:
– Il nome della rosa (1986), in cui, sulle orme del Gobbo di Notre dame, è il deforme Salvatore
– L’isola perduta (1996), dove interpreta Sayer of The Law
– Il nemico alle porte (2001), dove dà vita al tiratore scelto russo, dalla dentiera in metallo, Koulikov
– Star Trek – La Nemesi (2002), dove appare, quasi irriconoscibile, nel ruolo di Reman Viceroy
– Hellboy (2004), e relativo seguito del 2008, di cui è protagonista assoluto nei panni del diavolo rosso del titolo
– Outlander – L’ultimo vichingo (2008), in cui è Gunnar, altro barbaro cattivissimo
– Conan the Barbarian, (2011), dove è il feroce padre di Conan (Jason Momoa)
– Pacific Rim (2013), dove è l’avido e corpulento grossista Hannibal Chau
– Animali fantastici e dove trovarli (2016), in cui è il goblin Gnarlak
– Don’t Look Up (2021) in cui è insolitamente senza peli o protuberanze ma quasi al naturale e interpreta il colonnello Ben Drask
– La fiera delle illusioni (2021) dove è Bruno the Strongman



Innumerevoli le sue partecipazioni a serie tv, tra cui Miami Vice, Highlander, Streghe, Masters of Horror, i 79 episodi di Sons of Anarchy, i 78 di 1000 modi per morire, i 9 di The Capture e la miniserie La verità sul caso Harry Quebert. Ma a restare mitici sono soprattutto i 55 episodi della serie tv La bella e la bestia (1987 – 1990), dove è la bestia, al fianco di Linda Hamilton che è la bella, e che contribuisce, grazie anche a un bel po’ di premi conquistati, a farlo conoscere e a lanciare definitivamente la sua carriera.
Ha anche doppiato molti personaggi di animazione ed è voce narrante in vari videogiochi.
Insomma, fa parte del nostro immaginario più di quanto razionalmente crediamo.
