di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Vista l’ottima accoglienza ricevuta, continuano le pillole di rece che non sono vere e proprie recensioni, per quelle c’è l’apposita sezione, ma impressioni/pareri/punti di vista/spunti concentrati, adatti per chi ama la sintesi.
Questa volta tocca a:
SO COSA HAI FATTO di Jennifer Kaytin Robinson. Da un horrorino anni ’90 inopinatamente assurto a cult generazionale, un horrorino post tutto che prova a essere parodistico, consapevole e frizzante, ma che non ce la fa e si limita a essere sciocchino. Qualche idea carina c’è, la prima parte illude che il gioco sia ben congegnato, ma alla fine, come negli ultimi cerebrali Scream o esornativi auguri vari per la tua morte, di chi sia l’assassino e del perché del suo agire finisce per importarcene poco o nulla. E ciò non è bene..
SUPERMAN di James Gunn. Un altro film divisivo: per alcuni capolavoro, per altri cagata pazzesca. Dove sta la verità? Ovviamente non c’è, ognuno ha la sua. Uno di quei film per cui le recensioni dicono più di chi scrive che del film. Io, considerando che non ho particolare interesse verso l’ennesimo Cinecomic, mi sono moderatamente intrattenuto e divertito. Ho apprezzato quello che molti detrattori criticano, cioè il tono tutto sommato leggero, adatto al personaggio, che non è Batman e non vuole provare a imitarlo, più vicino al capostipite di Richard Donner del 1978 che alle tonitruanti, solenni e sfiancanti versioni successive. E comunque anche solo a livello visivo è molto gustoso.
JURASSIC PARK – LA RINASCITA di Gareth Edwards. Ben ritrovati dinosauri che al settimo film tornano alle origini attraverso un film di avventura per famiglie. Completano il quadro effetti speciali efficaci, dinamiche prive di sottigliezze e personaggi basici interpretati da bravi attori. Non si prenota un posto nella memoria ma intrattiene a dovere.



EL JOCKEY di Luis Ortega. Un fantino autodistruttivo al centro di un originale percorso di formazione. Il grottesco finisce però per avere il sopravvento. Tra Kaurismaki e Almodovar ma senza un centro e, si sa, ai margini si scivola.
IL ROBOT SELVAGGIO di Chris Sanders. Confesso di essermi annoiato parecchio, mi è sembrato tutto banale, didascalico e prevedibile e non mi ha convinto nemmeno la nuova cifra stilistica della Dreamworks, a stretto confine con il concept art in movimento, invece ovunque apprezzata. Mi sa che dovrò rivederlo per dargli una seconda chance … ma chi ne ha voglia?
WOLF MAN di Leigh Whannell. Dei licantropi sappiamo tutto e questo film non aggiunge nulla, ma tratta il genere con una certa personalità, a partire dalla particolare attenzione allo sfumare del lato umano in quello animale; è quello l’aspetto che inquieta maggiormente, di sicuro più dei soliti buh! per spaventare insiti nel genere.



UNA SCONOSCIUTA A TUNISI di Mehdi Barsaoui. Un film di denuncia che abbina il contesto sociale e politico problematico della Tunisia contemporanea a una trama a stretto confine con il thriller. Tifiamo subito per Aya che si ritrova unica sopravvissuta a un incidente in cui viene creduta morta e prova a ricostruirsi una vita lontana da tutto ciò che di tossico ha dovuto affrontare fino ad allora. Ti aggancia e fa riflettere, che volere di più?

