di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Nuova puntata di “pillole di rece” per chi ama la sintesi e vuole un’occasione di confronto sui film visti nell’ultimo periodo:
LA RAGAZZA DEL CORO di Urska Djukic. Un film piccolo piccolo che sonda quei non detti intimi e personali che insorgono ai primi turbamenti sessuali, quando desiderio e senso di colpa ingigantiscono i dettagli facendo pensare che siano enormi e sbagliate sensazioni invece giustissime e naturali.
BUGONIA di Yorgos Lanthimos. Un nuovo scherzetto della coppia artistica Yorgos Lanthimos / Emma Stone, con tutti i relativi pregi (ben diretto e interpretato, arguto nella scrittura) e difetti (un po’ gratuito e fine a se stesso, una stranezza che perdendo originalità è diventata cliché).
LA VITA VA COSÌ di Riccardo Milani. Dopo Un mondo a parte, il tema si mangia ancora una volta (e di più) il film, rendendo i personaggi meri veicoli di un messaggio. È tutto lodevole, ma anche insopportabilmente predicatorio, più che un film una lezione di educazione civica.



FRANKENSTEIN di Guillermo Del Toro. Scenografie e costumi meravigliosi e una prima parte con un incedere coinvolgente. Poi arriva il mostro e, nonostante la dedizione alla causa del bravo Jacob Elordi, il suo design non convince e sembra soprattutto un improbabile alieno.
DRACULA – L’AMORE PERDUTO di Luc Besson. Inutile partire prevenuti inneggiando al celeberrimo film di Francis Ford Coppola, questo è una cosa diversa, ha un’anima romantica e pop che scende a patti con il mito con l’obiettivo, raggiunto, di intrattenere piacevolmente. E poi Caleb Landry Jones è carisma allo stato puro.
IL SENTIERO AZZURRO di Gabriel Mascaro. Cinema distopico dove la fantascienza è in un quotidiano che diventa insopportabile. Si ipotizza infatti che in un futuro non troppo lontano, allo scoccare dei 75 anni di età, si venga confinati in una colonia isolata, in modo da non intralciare chi è ancora produttivo. Una neo 75enne non ci sta e intraprende un percorso che la porterà dove non avrebbe mai pensato. Un inno alla libertà individuale, alle seconde possibilità e ai sogni privi di date di scadenza.



CINQUE SECONDI di Paolo Virzì. Bravo Valerio Mastandrea nel dare umanità ai conflitti del protagonista, luminosa Valeria Bruni Tedeschi, anche se il suo personaggio di donna zerbino sembra venire da un cinema non più in grado di rappresentare la realtà, limitandosi più che altro a imitarla. Infatti a questi fricchettoni 2.0 non ci si crede un solo istante. Ed è un po’ il problema del film, stati emotivi credibili in un contesto che puzza di naftalina.
UN SEMPLICE INCIDENTE di Jafar Panahi. C’è chi dice che non è certo il miglior Panahi di sempre e chi invece mente inneggiando al capolavoro. Sta di fatto che il suo premiatissimo film è una storia sulla carta potente che si sviluppa, però, senza particolari guizzi, lasciando la sensazione di un cinema premiato più per ciò che rappresenta (un No deciso al regime repressivo iraniano) che per ciò che è. Insomma, nulla di indimenticabile, come da una Palma d’Oro legittimamente ci si aspetta.
UNA RAGAZZA BRILLANTE di Agathe Riedinger. Scavo di un personaggio molto contemporaneo, una ragazza in cerca del proprio posto nel mondo. La protagonista è fragile, insicura e bisognosa di affetto, e cerca la svolta partecipando a un reality. Bravissima Malou Khebizi che più che interpretare un personaggio lo vive.



