di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Le classifiche di fine anno hanno ritardato le pillole, ma eccone una nuova serie. Ricordo che per alcuni film ci sono anche le recensioni nell’apposita sezione, questo è solo un rapido compendio per farsi un’idea critica dei film in circolazione:
IL MAESTRO di Andrea Di Stefano. Nel solco della commedia all’italiana con un bravissimo Pierfrancesco Favino e un sorprendente Tiziano Menichelli. Meritava più fiducia da parte del pubblico.
THE SMASHING MACHINE di Benny Safdie. Nonostante la dedizione alla causa di Dwayne Johnson, la bravura di Emily Blunt e i tecnicismi della regia, non lascia particolare traccia.
WICKED PARTE 2 di Jon M. Chu. Una scrittura abbastanza inerte fa accadere cose senza un vero perché in un capitolo conclusivo che si siede sulle glorie del primo girando un po’ a vuoto. Poco chiari i rimandi a Il mago di Oz e imperdonabile la scelta di imbruttire il bel principe Fiyero trasformandolo nel finalissimo nello Spaventapasseri; non c’è niente da fare, agli americani le coppie dispari (in questo caso lui più bello di lei) proprio non vanno giù.



DREAMS di Michel Franco. Sesso e potere secondo un regista che non è mai stato particolarmente ottimista nei confronti delle pulsioni umane. Forse un po’ schematico nell’assunto di fondo, ma lascia il segno. Ma quanto è bello il poster italiano?
ZOOTROPOLIS 2 di Byron Howard, Rich Moore, Jared Bush. Il primo è stato bellissimo, questo fatica un po’ a ingranare e cede inizialmente alla logica del frastuono, poi però si rimette in carreggiata e fa il suo dovere.
LO SCHIAFFO di Frédéric Hambalek. Commedia tedesca arguta e pungente, passata in sala come una meteora.



OI VITA MIA di Pio e Amedeo. Con il loro massimo successo commerciale Pio e Amedeo aggiustano il tiro e contengono volgarità e turpiloquio attraverso un film che affronta anche temi problematici come malattia e disagio giovanile. Tutto all’acqua di rose e con brio moderato, facendo attenzione a non scontentare nessuno. Non è tremendo come dice chi non lo ha visto, ma nemmeno l'”illuminazione sulla via di Damasco” che si legge in giro.
WAKE UP DEAD MAN – KNIVES OUT di Rian Johnson. Sarà anche scritto con cura, interpretato con brio, diretto con maestria, ma mi sono addormentato.
IL RAPIMENTO DI ARABELLA di Carolina Cavalli. Una sorta di Amanda parte 2, sempre straniante, anche un po’ più respingente nonostante l’apprezzabile approccio personale e una brava protagonista. Forse è solo piacevolmente imperfetto.



LAGHAT – UN SOGNO IMPOSSIBILE di Michael Zampino. Solido e appassionante film ambientato nel mondo dell’ippica che meritava almeno di essere distribuito per davvero e non solo per finta.
L’ANNO NUOVO CHE NON ARRIVA di Bogdan Mureșanu. Sorprendente opera prima di un regista rumeno che racconta un evento storico determinante del suo paese, la caduta del dittatore Ceaușescu del 20 dicembre 1989, attraverso i destini incrociati di sei personaggi. Miglior film a Venezia nella sezione “Orizzonti”.
BUS 47 di Marcel Barrena. Il 47 è l’autobus che guida Manolo a Barcellona nel 1978. L’uomo compirà un atto di dissidenza pacifica per lottare contro politici e burocrazia per fare in modo che il mezzo possa raggiungere il quartiere popolare di Torre Baró da cui proviene. Una bella storia di resistenza umana raccontata con passione. Ha vinto 6 Goya.



