I DIECI MIGLIORI DEBUTTI DELLA STAGIONE 2023/2024 ...fino ad ora...  —  QUESTIONE DI SCELTE gli equilibri sottili tra cinema e streaming

OSCAR 2024

Un commento sulla nottata e tutti i premiati

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Con la notte degli Oscar si conclude come sempre la lunga stagione dei premi. L’edizione 2024 segna il trionfo di Oppenheimer che vince le sette previste statuette e l’affermazione di Povere creature! che ne conquista quattro inclusa quella, giustissima ma non così scontata, per la meravigliosa protagonista Emma Stone, unico momento di vero sussulto ed emozione perché fino all’ultimo data alla pari con la Lily Gladstone del film di Martin Scorsese. Seguono La zona d’interesse con due Oscar e gli altri maggiori candidati (American Fiction, Barbie, The Holdovers) equamente celebrati con un solo premio. A uscirne sconfitti sono Killers of the Flower Moon e Maestro nonostante le rispettive dieci e sette nomination. Past Lives, con sole due nomination era praticamente fuori gara. Tra gli sconfitti anche il nostro Io capitano di Matteo Garrone, ma la lotta con La zona d’interesse era stata fin da subito impari.

La serata, cominciata con un’ora di anticipo e visibile su Rai 1, ha visto la conduzione di Jimmy Kimmel. La ricetta del 2024 è stata ritmo, star e film conosciuti dal pubblico e sicuramente quest’ultimo aspetto inciderà sui dati di ascolto (nelle ultime edizioni a essere premiati erano film che solo pochi avevano anche solo sentito nominare, quasi un festival più che la celebrazione del noto).

Tra le trovate più originali, la scelta di presentare attrici e attori, sia i protagonisti che i non protagonisti, non con i soliti brevi spezzoni di film, ma attraverso la presenza di un padrino o una madrina che supportavano con una breve presentazione il valore delle interpretazioni. Ciò ha permesso di moltiplicare le star sul palco e di creare interesse verso le performance dei candidati.

Molti i riferimenti ai temi brucianti della contemporaneità, del resto quasi impossibile che una manifestazione così importante se ne stia semplicemente a guardare senza prendere posizione. Al riguardo, tra i discorsi più toccanti quello di Jonathan Glazer che nel ritirare la statuetta per La zona d’interesse ha affermato che il suo è “un film fatto per il presente”, ha ricordato “le vittime della disumanizzazione sia in Israele che a Gaza” e ha concluso con “Come possiamo resistere?

Molto toccanti anche le parole di Mstyslav Černov, premiato per il documentario 20 Days in Mariupol, che ha affermato “questo è il primo Oscar nella storia dell’Ucraina e sono onorato, ma potrei essere il primo regista a dire che vorrei non aver mai fatto questo film, vorrei essere in grado di scambiare questa statuetta perché la Russia non avesse mai attaccato la nostra città e il nostro territorio” e ha concluso dicendo “il cinema crea i ricordi e i ricordi creano la Storia”.

Anche Cillian Murphy ha voluto dedicare il suo Oscar “a coloro che portano la pace”.

Tra i rimandi al presente anche quello del presentatore Jimmy Kimmel che ha attaccato direttamente Donald Trump (“Grazie per aver seguito la serata, sono sorpreso che lei sia ancora in piedi, non è tardi in prigione?”) dopo avere letto un suo post contro di lui pubblicato sul social Truth.

Ma i discorsi di ringraziamento più toccanti sono stati quelli di Cord Jefferson (premiato per la sceneggiatura di American Fiction) che ha detto “Grazie per avere dato fiducia a una persona come me a cui nessuno aveva dato fiducia prima” e, soprattutto, quello di una emozionatissima Da’Vine Joy Randolph (premiata come non protagonista per The Holdovers) che ha detto una delle frasi di questa edizione che resteranno “Vi ringrazio per avermi vista”, facendo piangere anche Paul Giamatti.

Tra i momenti più divertenti l’esibizione di Ryan Gosling per presentare la canzone “I’m Just Ken” e l’incursione di John Cena nudo per presentare l’Oscar dei costumi.

Tra quelli meno riusciti, invece, l’atteso In memoriam, non tanto per l’efficace “Con te partirò” cantata da Matteo e Andrea Bocelli, quanto per le troppe distrazioni presenti (pure un balletto) che hanno reso il momento soprattutto caotico e poco incentrato sugli effettivi protagonisti: le personalità del mondo del cinema scomparse durante il corso dell’anno, lasciate in secondo piano, quasi un di più rispetto al resto.

Ma veniamo ai premi:

MIGLIOR FILM
Oppenheimer di Christopher Nolan

MIGLIOR REGISTA
Christopher Nolan – Oppenheimer

MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Cillian Murphy – Oppenheimer

MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Emma Stone – Povere creature!

MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Robert Downey Jr. – Oppenheimer

MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Da’Vine Joy Randolph – The Holdovers

MIGLIORE SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Cord Jefferson – American Fiction

MIGLIORE SCENEGGIATURA ORIGINALE
Justine Triet e Arthur Harari – Anatomia di una caduta

MIGLIOR FILM STRANIERO
La zona d’interesse di Jonathan Glazer

MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Il ragazzo e l’airone di Hayao Miyazaki

MIGLIOR FOTOGRAFIA
Hoyte van Hoytema – Oppenheimer

MIGLIOR SCENOGRAFIA
James Price, Shona Heath e Zsuzsa Mihalek – Povere creature!

MIGLIORI COSTUMI
Holly Waddington – Povere creature!

MIGLIOR TRUCCO E ACCONCIATURA
Nadia Stacey, Mark Coulier e Josh Weston – Povere creature!

MIGLIORI EFFETTI SPECIALI
Takashi Yamazaki, Kiyoko Shibuya, Masaki Takahashi e Tatsuji Nojima – Godzilla: Minus One

MIGLIOR MONTAGGIO
Jennifer Lame – Oppenheimer

MIGLIOR SONORO
Tarn Willers e Johnnie Burn – La zona d’interesse

MIGLIORE COLONNA SONORA ORIGINALE
Ludwig Göransson – Oppenheimer

MIGLIORE CANZONE ORIGINALE
What Was I Made For? (musiche e testo di Billie Eilish e Finneas O’Connell) – Barbie

MIGLIOR DOCUMENTARIO
20 Days in Mariupol, regia di Mstyslav Černov

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The Last Repair Shop, regia di Kris Bowers e Ben Proudfoot

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
La meravigliosa storia di Henry Sugar di Wes Anderson

MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE
War is over! Inspired by the Music of John & Yoko di Dave Mullins

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