di Luca Baroncini (pubblicato in data )
Nell’anno che si pensava della spalmatura c’è stato invece un film accentratore. A conquistare 5 importanti Oscar è stato infatti Anora che vince come miglior film, per la regia, la sceneggiatura e il montaggio di Sean Beaker e per la protagonista femminile Mikey Madison (no, Demi Moore non ce l’ha fatta!). Un po’ troppo, parere personale, in una delle tante edizioni senza troppa personalità in cui l’Oscar non trova una propria anima ma premia il meglio dei festival internazionali, come se fosse una sorta di festival dei festival. Una sorta di Cannes vs Venezia, dove la già Palma d’oro Anora la spunta contro il già Leone d’Argento The Brutalist che si consola con tre statuette, per la straordinaria interpretazione di Adrien Brody, al suo secondo Oscar, per la fotografia e la colonna sonora.


Grande sconfitto annunciato Emilia Pérez, partito in quarta con 13 nomination ma poi frenato, per non dire distrutto, dal caso Karla Sofía Gascón e alla fine con solo due Oscar conquistati, per Zoe Saldana, la non protagonista che è protagonista, e per la canzone “El mal”. Per fortuna la Gascón era presente alla cerimonia, e pure inquadrata, a ricordarla nei discorsi di ringraziamento sono stati però solo gli autori delle canzoni. Il regista Jacques Audiard se ne torna a casa sconsolato con solo un oscar come co-autore della canzone vincente, tra l’altro senza dire una parola.
Il possibile outsider Conclave vince per la sceneggiatura originale, il bistrattato The Substance non viene celebrato per la bellissima interpretazione (e narrazione) di Demi Moore, ma vince per trucco & parrucco e Keiran Culkin va prevedibilmente a segno come non protagonista per A Real Pain.
Due Oscar, poi, sia per Dune – parte due (effetti visivi e suono) che per The Wicked (scenografie e costumi) che prepara la strada per il prossimo anno in cui uscirà la seconda parte.
Ce l’ha fatta il piccolo Flow, vince per la prima volta il Brasile come film internazionale con Io sono ancora qui e per il documentario è No Other Land a ottenere la statuetta.
A bocca asciutta asciutta solo A Complete Unknown.

In una serata condotta con sicurezza da Conan O’Brien (molto divertente il suo arrivo in scena in modalità The Substance), la politica trova inizialmente poco spazio, ma pian piano ha modo di esprimersi. Prima nel discorso di ringraziamento degli iraniani Hossein Molayemi e Shirin Sohani, premiati per il cortometraggio di animazione Dar sāye sarv, che dichiarano che “non ci hanno dato il visto fino a ieri” e dedicano il premio a “tutti gli eroi senza nome che nel loro paese continuano a combattere”, poi nella rediviva Daryl Hannah che arriva sul palco dicendo “Ucraina”, ma soprattutto nella premiazione del documentario No Other Land, realizzato da un collettivo palestinese-israeliano come atto di resistenza creativa contro l’apartheid e come ricerca di un cammino verso l’uguaglianza e la giustizia. Sul palco gli autori dicono frasi molto applaudite e molto giuste che lasciano il segno: “Bisogna fermare la pulizia etnica dei palestinesi”, “Gli ostaggi israeliani devono essere liberati”, “Occorre riconoscere i diritti di tutte le persone”.


In una serata contenuta nelle tre ore e trenta previste (del resto O’ Brien ha subito canticchiato “I Don’t waste time”, non spreco tempo), tra troppi vestiti che indossavano i personaggi anziché farsi indossare e troppi bigliettini da leggere nei discorsi di ringraziamento, i discorsi (al plurale perché di Oscar ne ha vinti quattro) più belli sono stati quelli del raggiante Sean Baker che in mezzo ai consueti atti d’amore nei confronti di consorti e familiari, tra le tante dediche che ha fatto (del resto ha avuto più opportunità degli altri salendo quattro volte sul palco), ha ringraziato “i sex-workers che hanno condiviso la loro storia con noi”, ma soprattutto, nel momento finale dell’apoteosi di Anora, ha fatto un sentito appello a favore del cinema: “Registi, fate film per il cinema, produttori, realizzate film per il cinema, genitori, fate vedere i film al cinema ai vostri figli”, concludendo con un “lunga vita al cinema indipendente”. Finalmente qualcuno che ricorda ciò da cui tutto parte: la sala cinematografica.


Tra le scelte positive (anche se a volte gestite in modo un po’ troppo verboso) quella di chiamare a presentare i premi tecnici ad attori e attrici che hanno lavorato con i candidati, tra cui anche Alba Rohrwacher per la fotografia di Maria, e l’atteso momento In Memoriam, dedicato ai morti del mondo del cinema dell’anno, con un ritorno alla sola orchestra (Messa da Requiem di Mozart), senza balletti o cantanti a distrarre. Nonostante le buone intenzioni, però, a causa di tempi non adeguati e di una regia poco incisiva, zero commozione, e poi, come si fa a dimenticare Alain Delon?
Che c’azzecca, poi, James Bond a cui è stato dedicato un lungo omaggio? Marchetta nei confronti di Amazon?
Ecco qualche frase qua e là che ha destato attenzione:
Zoe Saldana che dice fieramente “sono la prima americana di origine dominicana a ricevere questo Oscar”,
Paul Tazewell (premiato per i costumi di Wicked) che dice “sono il primo black man che riceve il premio per i costumi“
Ma la battuta che mi ha fatto più ridere, e con questa chiudo, è di Conan O’Brien:
“Karla, se vuoi fare dei tweet sugli Oscar, ricordati che io mi chiamo Jimmy Kimmel!”


Ed ora ecco tutti premiati:
MIGLIOR FILM
Anora di Sean Baker
MIGLIOR REGISTA
Sean Baker – Anora
MIGLIOR ATTORE PROTAGONISTA
Adrien Brody – The Brutalist
MIGLIOR ATTRICE PROTAGONISTA
Mikey Madison – Anora
MIGLIOR ATTORE NON PROTAGONISTA
Kieran Culkin – A Real Pain
MIGLIOR ATTRICE NON PROTAGONISTA
Zoe Saldana – Emilia Pérez
MIGLIOR SCENEGGIATURA NON ORIGINALE
Peter Straughan – Conclave
MIGLIOR SCENEGGIATURA ORIGINALE
Sean Baker – Anora
MIGLIOR FOTOGRAFIA
Lol Crawley – The Brutalist
MIGLIOR MONTAGGIO
Sean Baker – Anora
MIGLIOR COLONNA SONORA ORIGINALE
Daniel Blumberg – The Brutalist
MIGLIOR CANZONE ORIGINALE
El mal (testo: Clément Ducol, Camille, Jacques Audiard – musica: Clément Ducol, Camille) – Emilia Pérez
MIGLIOR SCENOGRAFIA
Nathan Crowley (scenografia) e Lee Sandales (arredamento) – Wicked
MIGLIORI COSTUMI
Paul Tazewell – Wicked
MIGLIORI TRUCCO E ACCONCIATURA
Pierre-Oliver Persin, Stéphanie Guillon e Marilyne Scarselli – The Substance
MIGLIORI EFFETTI VISIVI
Paul Lambert, Stephen James, Rhys Salcombe e Gerd Nefzer – Dune – Parte due
MIGLIOR SONORO
Gareth John, Richard King, Ron Bartlett e Doug Hemphill – Dune – Parte due
MIGLIOR FILM INTERNAZIONALE
Io sono ancora qui di Walter Salles (Brasile)
MIGLIOR FILM D’ANIMAZIONE
Flow – Un mondo da salvare di Gints Zilbalodis
MIGLIOR DOCUMENTARIO
No Other Land di Basel Adra, Yuval Abraham, Rachel Szor ed Hamdan Ballal
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO
I’m not a robot di Victoria Warmerdam
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO D’ANIMAZIONE
Dar sāye sarv di Hossein Molayemi e Shirin Sohani
MIGLIOR CORTOMETRAGGIO DOCUMENTARIO
The Only Girl in the Orchestra – La storia di Orin O’Brien di Molly O’Brien
