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CINEMA MODERNISSIMO

Inaugurazione della nuova, meravigliosa, sala della Cineteca di Bologna

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Che emozione entrare al cinema Modernissimo dopo il restauro che l’ha riportato ai fasti di inizio secolo scorso. Un progetto fortemente voluto dalla Cineteca di Bologna che è riuscita dopo vari anni a rendere realtà la sala cinematografica nascosta nelle profondità di Palazzo Ronzani, al centro del centro storico, inaugurata in origine il 16 febbraio 1915.

Era chiusa dal 2007, quando non era più Modernissimo da un bel po’ ed era diventata cinema Arcobaleno, con una programmazione prettamente commerciale e uno stato di decadimento tangibile (ci ho visto vari film, da Grand Hotel Excelsior a L’ammazzavampiri, ma anche Phenomena e Opera di Dario Argento) L’entrata non è più sotto il portico del Pavaglione come prima (ora lì si trova un negozio di abbigliamento), ma si accede dove prima c’era l’ingresso per il sottopassaggio di via Rizzoli, altro ricordo del tempo che fu. Appena scesi ti accoglie un elegante punto ristoro, con manifesti d’epoca e foto di scena alle pareti che creano un’atmosfera molto internazionale. Poi si scende ulteriormente, si attraversa l’ampio foyer e si raggiunge la galleria, mentre per arrivare alla platea occorre scendere ancora un bel po’. Sembra un viaggio al centro della terra ed era così anche l’Arcobaleno, le cui uniche tracce rimaste sono le piastrelle bianche e blu che portano ai bagni.

A occuparsi del restauro non è stato un architetto ma uno scenografo, Giancarlo Basili, la struttura infatti era già esistente e ogni elemento del primo novecento è stato mantenuto, c’era bisogno di qualcuno, come ha dichiarato il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli, “che ci facesse sognare e facesse del Modernissimo il luogo della sorpresa”.

E così è stato, perché si rimane a bocca aperta, è un cinema con una forte personalità, dove presente e passato coesistono in armonia, diversissimo dalle asettiche cattedrali tutte uguali che movimentano in forma di multiplex le periferie cittadine e che si limitano a essere grandi e tecnologiche. Ogni poltrona è dedicata a un grande artista. A me è toccata Pina Menichelli, attrice italiana del cinema muto, ma mi ero seduto, per errore, su quella dei Fratelli Marx.

Sono sicuro che diventerà un’ulteriore attrazione turistica della città. Lo si capisce dai tanti spettatori che affollano ogni spettacolo fin dal primo pomeriggio, in questa iniziale dieci giorni di inaugurazione dove si respira effervescenza e gioia di esserci.

Ho scattato le fotografie in ordine cronologico.

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