I DIECI MIGLIORI DEBUTTI DELLA STAGIONE 2023/2024 ...fino ad ora...  —  QUESTIONE DI SCELTE gli equilibri sottili tra cinema e streaming

W IL CINEMA IN SALA

Recensione di una visione in sala

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Chissà, forse è la città di Bologna che è particolare, ma capita, non sempre ma capita, che andare al cinema non sia semplicemente andare a vedere un film, bensì un’esperienza collettiva che fa della condivisione un valore aggiunto. Per una volta, quindi, non recensirò un film, ma la visione di un film, andando alla radice della magia che la sala è in grado di evocare.  

Cinema Arlecchino di Bologna, spettacolo delle 19.30 di mercoledì.

Una sala del centro storico, all’interno grande e funzionale, esteriormente poco accattivante (gli arredi datati, l’atrio vuoto e disadorno, il bar chiuso), prezzo del biglietto (10 euro) un po’ altino. La frequento spesso e non trovo mai molta gente. Ieri sera c’era una fila lunghissima che si inoltrava sotto il portico di via Lame, non dico fino al ristorante Bertino, ma comunque molto avanti. Una volta dentro ci sediamo abbastanza avanti ed essendo la sala ad anfiteatro la visione è ottimale da qualsiasi punto. Il film è Estranei, uscito la scorsa settimana, non proprio un blockbuster, con incassi nel week-end anche un po’ sottotono.

Il film comincia e la prima cosa che noto, e che ho già avuto modo di notare, è che le versioni originali dei film hanno, o sembrano avere (magari è solo una percezione), un volume più alto; mi è capitato di constatarlo anche all’estero, forse è solo una qualità audio della sala elevata che esalta questa sensazione. Sta di fatto che essendo i suoni, la musica e le canzoni, determinanti nel film, l’effetto è subito molto coinvolgente perché trasporta lì, dove le cose accadono. Ma ciò che mi ha colpito di più è stata l’emozione condivisa che captavo quasi palpabile. Prima un religioso silenzio, in una vicenda che gradualmente si insinua sottopelle, poi, nei vari momenti in cui il pathos diventa quasi sfacciato, vari singhiozzi. La ragazza di fianco a me non la smetteva di piangere, probabilmente il film la toccava nel profondo e, in effetti, chi non ha conti in sospeso con la propria famiglia? Quando poi arriva la sequenza Pet Shop Boys “Always on My Mind” piangono anche le poltrone. Questo “sentire” la sala partecipe amplifica il coinvolgimento. Si ha conferma di essere parte determinante di un tutto anche quando il film finisce ma nessuno, sulle note di “The Power of Love” dei Frankie Goes to Hollywood, se la sente di alzarsi e di interrompere il flusso. Poi arriva il clic della realtà e ci si ricompone, si ritorna a chi si ha di fianco, a dove si deve andare dopo, al giubbotto da indossare, ma dentro è ancora tutto un tumulto. La sensazione è di essere stati parte di una seduta terapeutica collettiva. Viene solo da dire grazie al cinema, perché, indipendentemente dal film, che forse è meno riuscitissimo di come la pancia non smette di dire, è stata un’esperienza molto appagante. Non deve essere così tutte le volte che si va al cinema, e il genere melò ben si presta a un coinvolgimento emotivo superiore alla media, ma quando accade è proprio bello.

W il cinema in sala.

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