SILENT FRIEND

Designato Film della Critica

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

SILENT FRIEND, coproduzione tra Germania, Ungheria e Francia, è stato presentato in Concorso al Festival di Venezia 2025 dove Luna Wedler ha ricevuto il Premio Marcello Mastorianni che riconosce il talento di un giovane attore o attrice emergente.

È una nuova tappa nel percorso della regista ungherese Ildikó Enyedi il cui film più famoso è, almeno fino ad ora, l’apprezzato Corpo e anima, Orso d’Oro alla Berlinale 2017.

La storia si sviluppa attraverso tre epoche diverse (1908, 1972 e 2020) ed è raccontata dal punto di vista di un maestoso albero di ginkgo biloba che osserva le vite umane scorrergli accanto.

Mostriamo scorci di oltre un secolo dell’orto botanico di un’università”, dice la regista nel catalogo della Biennale di Venezia, “un luogo che è sempre stato il fulcro della libera e illimitata curiosità umana, della scienza. In tempi in cui viene così pericolosamente messa in discussione e attaccata, vorremmo anche richiamare l’attenzione non solo sull’importanza, ma anche sulla bellezza e sulla forza ingenua e temeraria della ricerca scientifica. Può aiutarci a scendere dalla spaventosa e vertiginosa posizione in cima alla piramide verso un luogo più giusto e più accogliente: essere parte di questo mondo.

SILENT FRIEND, distribuito da Movies Inspired e in sala da giovedì 3 settembre, è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani – SNCCI con la seguente motivazione:

Affidandosi alla tensione laicamente spiritualistica dell’individuo, Ildikó Enyedi offre uno sguardo trasversale sul rapporto tra Uomo e Natura, in cui il dialogo rappresenta l’opportunità di un progresso che unisce la persona e l’ambiente in cui opera. Scandendo tre epoche dall’inizio del secolo scorso a oggi, il film racconta altrettante storie di relazione disfunzionale tra l’individuo e il contesto esistenziale e sociale in cui vive, risolte nel dialogo segreto tra realtà e spiritualità. Enyedi rappresenta in chiave sia storica che attuale la necessità di creare una connessione tra la vita e l’individuo che superi i limiti di una visione meramente positivista della realtà e si spinga alla scoperta di un senso dell’esistere più ampio e complesso. “.

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