THE LAST BLOSSOM

Animazione giapponese sul senso della vita

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

Regia: Kinoshita Baku
Paese: Giappone
Anno: 2025
Durata: 90 minuti

Alla sola parola “yakuza” ci immaginiamo locali notturni, luci sfavillanti, abiti pacchiani, tatuaggi, azione, mignoli spezzati e qualche katana per aria. Il film di Kinoshita Baku si distacca dall’iconografia classica per due motivi: è un film di animazione e tutta la parte action, con il suo carico di violenza ed eccessi, è confinata, tranne una decisiva sequenza, fuori scena. Con un’animazione sobria e molto nipponica entriamo in contatto con un uomo, ormai verso la fine dei suoi giorni, che dopo trent’anni di galera, mentre è ancora in prigione, in una notte di grande agitazione ripercorre la sua esistenza parlando con un fiore di balsamo rosso (la leggenda narra che tale fiore possa dialogare solo con i neonati e i moribondi). Veniamo così catapultati negli anni ’80, in uno dei momenti salienti della vita dell’uomo, quello in cui accoglie in casa una donna già incinta accettando il figlio, non suo, come se lo fosse. Uno degli aspetti più riusciti del film riguarda la caratterizzazione del protagonista, un uomo improntato alla razionalità che sembra avere abbracciato il lato oscuro dei loschi traffici più per pigrizia che per convinzione. La vita, una certa indolenza e il luccichio di soldi apparentemente facili, lo hanno portato, prima a non porsi troppe domande, poi a scelte difficili, per cui ha finito per pagare anche colpe non sue. Nel momento della resa dei conti con l’ineluttabile cerca un non semplice riscatto. Costruito con originalità e punteggiato di malinconia, in pacato equilibrio fra dramma e commedia, pone interrogativi sul senso della vita che trova soprattutto nel qui e ora e nell’armonia di piccoli gesti quotidiani. La porta di un frigo che si apre e chiude può dare il la alla canzone “Stand by me” e a una bella intesa, un fiore può parlare e fungere da alter ego in una notte insonne e un gioco da tavolo può evidenziare una razionalità che si rivela determinante. Tutto è connesso ci ricorda il film, anche i dettagli che all’apparenza sembrano insignificanti, e lo fa attraverso una chiusa ad effetto che lascia pacificati, il protagonista ma anche noi.

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