AL PROGREDIRE DELLA NOTTE

Quando l’horror ha personalità

di Luca Baroncini (pubblicato in data )

Voto: 7

di Davide Montecchi con Lilly Englert, Lucia Vasini, Pier Sandro Freglio

Italia 2025 – durata ‘90

C’è una ragazza sola, novella Cappuccetto Rosso, che avanza nella notte. Non è il bosco ad accoglierla, però, ma una città della provincia emiliano romagnola. Si riconosce Tresigallo, nel ferrarese, con la sua architettura razionalista che evoca una dimensione sospesa tra geometria e sogno, ideale per un percorso di formazione a tinte horror. È infatti un viaggio al termine della notte, portatore di una nuova consapevolezza, quello che intraprende la giovane protagonista, in grado di liberarla da una insicurezza castrante e dal peso di una madre oppressiva. La prima parte gioca sulle aspettative del pubblico e conferma Davide Montecchi come abile prestigiatore che ha masticato e digerito i maestri del genere (in primis Dario Argento e Mario Bava, ma anche Pupi Avati) e sicuramente letto qualche racconto di Eraldo Baldini, specializzato nel cosiddetto “gotico rurale” che sonda il sottobosco oscuro della provincia romagnola. Il giovane regista riminese aveva già dato prova del suo talento per le immagini con la sua opera di debutto In a Lonely Place, qui opta per una forma maggiormente narrativa, di più immediata fruizione, ma continua a prediligere il potere evocativo dei luoghi, con sempre grande attenzione alla gestione degli spazi, al sound design e alla composizione delle immagini, curatissime, in cui i dettagli hanno un ruolo determinante. La storia in fondo è abbastanza ordinaria, a fare la differenza è proprio lo stile della messa in scena.

Nel progredire il racconto introduce temi affascinanti come quello della metafonia (che consente ai vivi di entrare in contatto con i defunti attraverso una sorta di apparecchio radiofonico), sonda vari sottogeneri (non mancano sette, creature deformi e streghe), abbraccia l’onirico, flirta con la luce, tinge di nero gli sviluppi e si apre a una chiusa a suo modo portatrice di luce, anche se sinistra. Tra i personaggi, più della pur brava protagonista Lilly Englert, a colpire è la dolente locatrice interpretata da Lucia Vasini, perfetta nell’alternare rassicurazioni e malvagità con lo stesso tono gentile e vagamente stonato, e colpisce, nelle poche immagini in cui compare, il professore Servadio (nomen omen) cui dà vita Pier Sandro Freglio. Fra tanti horror sovrapponibili che si accontentano di facili spaventi di breve durata, fa piacere trovarne uno con personalità grazie a un regista appassionato del genere che al secondo film ha già uno stile riconoscibile.

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